Trombe d’aria, preghiere, scioperi e naufragi. I 5 mesi de “L’avventura” di Antonioni

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Kino. Die mit der Liebe spielen, (L'AVVENTURA) IT-F, 1960 s/w, Regie: Michelangelo Antonioni, MONICA VITTI, GABRIELE FERZETTI. (Photo by FilmPublicityArchive/United Archives via Getty Images) (Photo: United Archives via Getty Images)
Kino. Die mit der Liebe spielen, (L'AVVENTURA) IT-F, 1960 s/w, Regie: Michelangelo Antonioni, MONICA VITTI, GABRIELE FERZETTI. (Photo by FilmPublicityArchive/United Archives via Getty Images) (Photo: United Archives via Getty Images)

“Cinque mesi straordinari, violenti, logoranti, angoscianti ma pieni”. Così il regista Michelangelo Antonioni parla de “L’avventura”, uno dei suoi film più celebri uscito nell’estate del 1960. Il 1960 è un anno davvero fortunato per il cinema italiano, segnato da tre capolavori assoluti: “La dolce vita” di Federico Fellini, “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti e, appunto, “L’avventura” di Antonioni. Ed è proprio con “L’avventura”, prima opera della cosiddetta trilogia dell’incomunicabilità - le altre due sono “La notte” e “L’eclisse” - che il regista ferrarese raggiunge la fama internazionale. Bernardo Bertolucci ammira talmente il film che, dopo averlo visto almeno quattro volte, racconta di esserne rimasto intossicato per diversi mesi.

La trama è abbastanza semplice, quasi inesistente: un gruppo di amici parte da Roma per una vacanza in barca tra le isole Eolie. Anna, interpretata da Lea Massari, scompare durante un sosta in un isolotto. Il suo fidanzato Sandro (Gabriele Ferzetti) sembra quasi disinteressarsi dell’accaduto e col passare dei giorni inizia una storia d’amore con l’amica della fidanzata scomparsa, Claudia. Un’indimenticabile Monica Vitti.

Ma è la genesi de “L’avventura” ad avere il sapore quasi del romanzo, di un film nel film. Sono cinque mesi in cui succede di tutto. Gran parte delle riprese sono fatte tra le isole Eolie. Per diversi giorni la troupe parte all’alba con una piccola imbarcazione da Panarea in direzione di Lisca bianca, un piccolo scoglio. Per i tragitto ci vogliono circa 20 minuti. Ma la situazione si fa subito disperata. Il mare è sempre agitato, se non in burrasca. “Ogni volta che partivamo per Lisca bianca rischiavamo la vita”, ricorda Antonioni. Date le pessime condizioni...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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