Troppi matrimoni in chiesa senza fede, l'allerta del Vaticano

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Città del Vaticano, 4 mar. (askanews) - Quella dei battezzati non credenti che "chiedono di sposarsi 'in chiesa'" è una "situazione di fatto, purtroppo ampiamente diffusa" che rimanda ad una ostilità culturale "alla comprensione cattolica del matrimonio naturale": lo rileva la Commissione Teologica Internazionale, organismo che fa parte della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, che in questi giorni ha pubblicato un documento sulla "reciprocità tra fede e sacramenti nell'economia sacramentale" nella quale invita i pastori ad evitare due errori opposti: le "celebrazioni menzognere e poco edificanti" che prescindono dalla fede degli sposi e l'imposizione di esigenze eccessive, "come se la Chiesa fosse una dogana" ed esistesse un "apparecchio per misurare il grado di fede" dei due fidanzati.

"Dato che il battesimo è il sacramento della fede, la nozione stessa di 'battezzati non credenti' è a dir poco paradossale. Però, si tratta di una situazione di fatto, purtroppo ampiamente diffusa", ha scritto sull'Osservatore Romano Serge-Thomas Bonino, domenicano, segretario generale della Commissione teologica internazionale. "Di fronte a questa situazione, due errori pastorali vanno evitati quando battezzati non credenti chiedono di sposarsi 'in chiesa'. Il primo è l'automatismo sacramentale che, con il pretesto 'teologico' che ogni matrimonio tra due battezzati è di per sé sacramentale, prescinde senz'altro dalla loro fede personale; il che porta non di rado a celebrazioni menzognere e poco edificanti. Il secondo è di imporre, come se la Chiesa fosse una dogana, delle esigenze elitiste ed eccessive quanto al grado di fede richiesto. Il 'pistometro' apparecchio per misurare il grado di fede - non è ancora stato inventato! Spetta piuttosto al pastore soffiare sulle braci forse nascoste sotto le ceneri".

"La banalizzazione del divorzio, la diffusione di una mentalità contraccettiva, l'occultamento della differenza sessuale, ma anche, in modo più radicale, la concezione del senso della vita come individualistica realizzazione di sé, contribuiscono a indebolire negli animi la visione antropologica su cui poggia il matrimonio naturale", scrive il domenicano, al quale fa eco il gesuita Gabino Uribarri Bilbao che, sempre sul quotidiano vaticano, ha spiegato che "l'assiologia della nostra cultura è ostile alla comprensione cattolica del matrimonio naturale. In queste circostanze, data l'assenza di fede dei battezzati non credenti, sembra molto difficile presupporre come garantita l'intenzione di queste persone di contrarre un matrimonio naturale caratterizzato dai beni del matrimonio quali indissolubilità, fedeltà, amore oblativo tra gli sposi e bene della prole. Ora, senza l'esistenza di un vero matrimonio naturale, il matrimonio sacramentale, che eleva una realtà naturale precedente, non può avere luogo".

Quando "viene meno la fede personale vissuta", spiega Serge-Thomas Bonino, "è sempre più improbabile che i nubendi abbiano l'intenzione di fare ciò che la Chiesa intende fare quando celebrano il matrimonio e, per tanto, è lecito dubitare della validità del sacramento celebrato in queste condizioni. Certo, bisogna non sottovalutare la stupenda potenza della natura, la quale è in grado di resistere a tante deformazioni culturali. La forza del loro amore, la bellezza attraente della vita di famiglia... non di rado porta i non credenti a intravedere e desiderare la verità del matrimonio naturale. Resta il fatto che la percezione di questa verità del matrimonio è minacciata quando non viene coltivata in un ambiente, personale e comunitario, di fede vissuta".

E se "la definizione di matrimonio nel Catechismo della Chiesa Cattolica, paragrafo 1601, che cita il Codice di Diritto Canonico, canone 1055, paragrafo 2, non menziona affatto la fede, ma solo il battesimo", precisa Gabino Uribarri Bilbao, "la tensione tra le due affermazioni richiede una comprensione più profonda del ruolo della fede nel sacramento del matrimonio e non solo del ruolo del battesimo". Il documento della Commissione Teologica Internazionale, pertanto, "segue la scia di vari interventi di Papa Francesco, di San Giovanni Paolo II e, soprattutto, di Benedetto XVI, anche se fa un passo in avanti, che si offre al dibattito della teologia dogmatica, pastorale, canonica e al discernimento dei pastori". In ultima analisi, è il suggerimento di Serge-Thomas Bonino, "spetta ai pastori discernere quale sia l'intenzione dei battezzati non credenti quando chiedono di sposarsi 'in chiesa', ma i principi dispiegati nel documento della Cti offrono loro orientamenti preziosi, fondati sulla verità umana e cristiana del matrimonio".