Trova la foto della sua gamba amputata su un pacchetto di tabacco

[Getty]

Da circa due anni sulle scatole di sigarette e tabacco è obbligatorio stampare le immagini dei danni legati al fumo. Immagini spesso cruente, come quella in cui nel 2008 si è imbattuto un uomo in Lussemburgo, dopo aver comprato un pacchetto di tabacco. L’immagine era quella di una gamba amputata, e il messaggio diceva “Il fumo blocca le arterie”.

Avendo riconosciuto qualcosa di familiare, l’uomo contattò il padre, un albanese di 60 anni residente a Metz, in Francia. Questi riconobbe la propria gamba, e il disegno delle cicatrici. Altre due cose, tuttavia, gli crearono disagio: anzitutto, il non aver prestato consenso per utilizzare una sua immagine sui pacchetti; poi, il fatto che non era stato il fumo a costringere l’uomo all’amputazione, ma l’essere stato aggredito undici anni prima nel proprio paese d’origine, l’Albania.

A raccontare la vicenda è stata l’emittente radiofonica France Blue Lorraine Nord (dal cui profilo Twitter è tratta l’immagine). L’avvocato dell’uomo, Antoine Fittante, ha dichiarato che la foto risalirebbe a due mesi prima della scoperta del figlio e che è stata scattata in ospedale durante una visita per valutare la possibilità di usare una protesi. In occasioni come queste vengono scattate fotografie; non ci si aspetta, tuttavia, che ne venga fatto un uso improprio.

Fittante ha chiesto chiarimenti anche al dipartimento della Commissione Europea che si occupa di scegliere le immagini per i pacchetti di sigarette. Solitamente la a Commissione utilizza attinge a un database di foto per le quali è stato dato consenso, che in questo caso è mancato. “Il mio cliente si sente tradito, ferito nella sua dignità, nel vedere la sua disabilità mostrata sui pacchetti di sigarette nei tabaccai”, ha detto l’avvocato.

Anche in Italia è accaduto un episodio simile. A Misano, in Emilia-Romagna, un cittadino ha visto su un pacchetto di sigarette una foto di sua moglie in ospedale poco prima che morisse di tumore. Di nuovo, non era stato prestato consenso alla divulgazione dell’immagine; di nuovo, la donna è morta per cause non legate al fumo. L’avvocato Guglielmo Guerra, che assiste il marito della defunta, ha chiesto un risarcimento di 100 milioni di euro alle multinazionali del tabacco. La risposta è stata il diniego di ogni responsabilità, e il consiglio di rivolgersi alla Commissione Europea o al ministero della Salute. Guerra, tuttavia, insiste sul fatto che a pubblicare le immagini siano stati i produttori di sigarette, che hanno sede negli Usa, e conta di portare la causa in un tribunale di quel paese.