Escort da 3000 euro a sera: l'inchiesta di Vanity Fair

Si fanno pagare anche 3000 euro a serata. Non vogliono essere chiamate prostitute, ma accompagnatrici. Alcune di loro lo fanno per guadagnare di più, ma ci sono anche quelle che hanno fatto questa scelta per necessità. E’ il popolo (piuttosto nutrito) delle escort. E proprio Milano è oggi la vetrina di un fenomeno esploso all'ombra degli scandali politici, specchio di una nuova categoria sociale che richiama il mestiere più antico del mondo.

All'ombra della Madunina, le possibilità di trovare accompagnatrici si sono moltiplicate negli ultimi anni: complice la crisi, ma anche lo status che hanno acquisito queste professioniste della compagnia. Oggi non sono più considerate semplicemente prostitute, ma si muovono tra i locali più noti del jet set meneghino, tra ristoranti e hotel a 5 stelle. Frequentano i club più patinati della Milano bene, dove la privacy si paga oro (tanto per iniziare, 30 euro per l'entrata e 200 per un tavolo). Spettacoli a luci rosse, mix di vodka tonic e luci oscure con bagliori stroboscopici svelano meravigliose ragazze svestite. Ma qui solo se si spende si accede a festini personalizzati: solo i clienti più selezionati e facoltosi riescono a superare la spogliarellista e accedere alle grazie di un'accompagnatrice. «È cresciuto il giro di escort perché le ragazze si sono fatte furbe: a differenza di una prostituta tradizionale, l'accompagnatrice può scegliere il cliente e alzare la tariffa» raccontano gli organizzatori di alcune delle feste più in voga nella capitale della moda e del design. «Sono modelle o ex modelle, principalmente straniere, provenienti dall'Est Europa e dal Brasile, tra i 25 e i 35 anni».

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L'approccio tipico, nei locali milanesi frequentati dalle escort, ha tutti i colori di una scena cinematografica. Tacchi vertiginosi, una lunga chioma perfettamente acconciata, abito elegante attillato e scintillii di lusso ai lobi delle orecchie e sulla pochette di pelle martellata. La giovane donna che si è appena accomodata al bancone del bar è di una bellezza fiera e maestosa nella sua compostezza, che non passa inosservata. Di sicuro la nota tra gli altri un uomo sulla cinquantina, appena brizzolato, abito scuro senza cravatta, accomodato ad uno dei tavoli. Forse ha appena terminato un incontro di affari o forse è un habitué, quel che è certo è che sa come muoversi. Guarda appena la donna da lontano, per un momento i loro sguardi si sfiorano: nessuno dei due indugia ma entrambi hanno capito. Poco tempo dopo i due siedono allo stesso tavolo con una bottiglia di champagne a far loro compagnia. «Iniziano facendosi offrire bottiglie da 300/400 euro, poi magari anche la cena e tutto quello che succede dopo chi lo sa…», racconta l'ex manager di un locale di lusso del centro di Milano. «Sono vestite benissimo, con capi firmati, di classe. Intelligenti, sanno parlare bene l’italiano e l’inglese…insomma non riusciresti a dire che sono escort se non per il fatto che le vedi ogni sera e che si muovono sempre con la stessa tecnica: le distingui dalle donne appartenenti a famiglie altolocate perché loro arrivano al locale magari in due in una Smart o sullo scooter». E chi sono i clienti? «Spesso sono uomini di business che vogliono un’accompagnatrice per l’occasione senza troppi impegni: per il 70% si tratta di italiani, direi tutti over 55».

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E le escort chi sono?In genere sono schive verso i giornalisti, rischiano sia per la legge che per la riconoscibilità da parte della clientela. Roxana Ardì (nome d’arte) è russa, capelli lisci e dorati, un'eleganza regale e una bellezza da cartolina. «Quando una donna vende il proprio corpo, dietro c'è sempre un problema economico» racconta la ragazza moscovita di 31 anni. «Sono diplomata al conservatorio di Mosca, ho studiato danza classica e al liceo scientifico, vivo in Italia da quasi 15 anni e ho conseguito un diploma da odontotecnico: eppure, da 3 anni mando curriculum e non trovo lavoro». Così Roxana, stretta tra un mutuo e i debiti, decide di diventare una escort. «Mi sono detta: o muoio in casa o mi metto i tacchi a spillo. Avevo fatto film porno a 18 anni, ero abbastanza smaliziata per cercarmi una clientela. Mi pagano 250 euro per un'ora insieme e 500 per una serata, che poi si risolve in una cena e qualche ora in compagnia, a volte senza rapporti sessuali». Roxana ha alcune regole: «Mai dire il vero nome e cognome, mai far vedere la propria casa vera: meglio un albergo (a carico del cliente) dove c'è la registrazione della sua carta identità e si può rintracciare, che non si sa mai...». I clienti, invece, racconta la donna, sono raramente giovani: «Quelli non hanno soldi, né contatti giusti. In genere si tratta di liberi professionisti sulla quarantina e vecchi bavosi che mi fanno rifare i capelli...sì, perché la sceneggiatura la decidono loro e spesso mi chiedono di interpretare una bambina con le trecce, oppure alcune scene fetish: si parla prima di cosa vogliono, anche per stabilire il compenso». Ma Roxana non ha più voglia di continuare. «Sono stata istigata alla prostituzione dalla mia famiglia, che mi ha abbandonato quando avevo bisogno, e dallo Stato, che non è in grado di darmi un lavoro regolare nonostante le mie qualifiche. Solo che quando fai una certa vita, lasciarla non è semplice».

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