Trovate nel Sahara formiche 'flash', 10 volte più veloci di Usain Bolt

Tra le dune di sabbia del Sahara settentrionale vivono le formiche più veloci al mondo. Sono le formiche d'argento, "Cataglyphis bombycina", capaci di percorrere una distanza pari a 108 volte la propria lunghezza solo in un secondo. A rivelarlo è stato uno studio condotto dall'Università di Ulm, in Germania. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Experimental Biology. 

Che le formiche d'argento siano "toste" lo si può già intuire da come riescono a sopravvivere in un habitat così ostile come il deserto del Sahara, dove la temperatura della sabbia può arrivare di giorno a superare anche i 60 gradi Centigradi. Ecco perché queste formiche  hanno dei peli color argento che ricoprono sia il dorso che i lati del loro corpo. In questo modo riescono a disperdere il calore meglio. Si tratta di una caratteristica evolutiva, la stessa che consente a queste formiche di uscire alla scoperto nelle ore più calde della giornata per trovare cibo.

Ma la resistenza non è la sola abilità delle formiche d'argento. Pare infatti che siano molto veloci. Nel nuovo studio i ricercatori hanno scoperto che le formiche d'argento riescono a raggiungere velocità pari a 85,5 centimetri al secondo. Dopo averle osservate e filmate, gli studiosi sono riusciti a capire che qual è il segreto di questa velocità. Pare infatti che le formiche d'argento abbiano zampe più lunghe rispetto alle altre formiche e queste consentono loro di compiere ben 40 passi al secondo.

Fonte: Wikipedia/AntWeb.org

Più precisamente, queste formiche sono in grado di coprire 85,5 centimetri al secondo in 47 passi, più di 10 volte la velocità del passo di Usain Bolt. Inoltre, mentre la maggior parte degli insetti per muoversi utilizza tre delle sei zampe alla volta, le formiche d'argento riescono a sincronizzare alla perfezione il moto di tutte e sei le zampe, riducendo così il rischio di affondare nella sabbia. "Queste caratteristiche possono essere convenienti in un ambiente sabbioso - concludono gli autori dello studio - potrebbero, infatti, impedire alle zampe dell'animale di affondare troppo profondamente nella sabbia e rallentarlo".