Truffe in banca, appello ribalta sentenza: 4 condanne a Roma

Nav

Roma, 1 lug. (askanews) - Funzionari infedeli della Banca di Roma si appropriavano di somme di danaro, distraendole a favore di un notaio e di un imprenditore, concedendo fidi e aperture di credito eccedendo i limiti delle competenze. Per questi fatti, che avevano portato ad un buco per l'Unicredit da quasi 90 milioni di euro, nei primi anni del 2000 la Guardia di finanza aveva fatto scattare un blitz che aveva portato poi ad un processo che si concluse per, nel maggio 2013, con l'assoluzione di tutti gli imputati. Ma i giudici della II sezione della corte d'appello della Capitale, presidente Barbara Callari, riesaminata la complessa vicenda, hanno ribaltato la sentenza del maggio 2013 e comminato pesanti condanne.

In particolare l'avvocato Francesco Mazza ha avuto 4 anni e sei mesi 6mila euro di multa; Vitaliana Pecoraro, ha preso 6 anni e 10mila euro; Adriano Sestili, ha preso 2 anni e 8 mesi, con 4mila euro; Camillo Colella, ha preso 4 anni e 5mila euro. Nel dispositivo della sentenza si sottolinea che tutti "sono stati riconosciuti responsabili dei delitti previsti dall'ex articolo 648 bis del codice penale" in pratica della accusa di riciclaggio. I giudici hanno stabilito anche il risarcimento dei danni patrimoniali alla parte civile Unicredit e dei danni morali da liquidarsi in separato giudizio. Gli imputati, infine, sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.

Gli accusati sono stati anche dichiarati civilmente responsabili dei fatti loro rispettivamente ascritti e per l'effetto di questo condannati in solido al risarcimento dei danni patrimoniali alla parte civile Unicredit e dei danni morali da liquidarsi in separato giudizio. Per l'istituto di credito, rappresentato dagli avvocati Roberto Rampioni e Carlo Farina, una vittoria che potrebbe portare in tempi relativamente brevi ad un recupero delle somme perdute, non solo dalla banca, ma dai suoi risparmiatori.

L'avvocato Mazza il figlio del notaio Giancarlo che secondo gli inquirenti era uno dei perni centrali della questione. L'anziano professionista ha usufruito della prescrizione dell'accusa di truffa, ma potrebbe esser tirato in ballo per i giudizi civili per cui stata riconosciuta, in sentenza, la ragione della Unicredit. Stessa posizione anche per l'immobiliarista catanese Fabio Cal, per cui stata decisa l'assoluzione per intervenuta prescrizione. La Pecoraro - si ricorda - era la segretaria dello studio e, secondo il capo d'imputazione, ritenuta principale collaborarice, oltrech dotata di ampio potere di firma. Diversi episodi di truffa sono caduti a causa del passare degli anni, e per alcuni di falso, invece, stata stabilita l'assoluzione perch i fatti non sono pi previsti dalla legge come reato.

Per questa storia il notaio Mazza venne arrestato dalla Gdf nel gennaio 2008. Era a causa di una tranche dell'indagine che, l'estate precedente, aveva coinvolto il manager Cal ed altre persone. L'inchiesta era scattata due anni prima, dopo una segnalazione della Banca di Roma. In un breve lasso di tempo e grazie alla complicit di alcuni funzionari dell'istituto bancario, il gruppo, usando come copertura una societ, avrebbe ottenuto grossi finanziamenti a breve scadenza che finivano in un incastro di imprese fasulle. Ma nel maggio 2013, nella sostanza, i giudici della X sezione penale del tribunale non credettero alla ricostruzione accusatoria e decisero l'assoluzione di tutti e 18 gli imputati. Ma i giudici della corte d'appello hanno visto diversamente gli stessi episodi e deciso le condanne che adesso potrebbero portare ad una completa riscrittura della storia.