Truffe: incassavano titoli credito con documenti falsi, carabinieri sgominano banda

webinfo@adnkronos.com

(Di Giorgia Sodaro) Incassavano titoli di credito clonando gli originali o intercettandoli prima che arrivassero ai legittimi proprietari e usavano per la riscossione documenti d'identità falsi. Era questo il modus operandi dell'organizzazione criminale, costituita principalmente da romani e napoletani, sgominata nel corso di un blitz dei carabinieri della compagnia Casilina. I militari hanno eseguito un'ordinanza di misure cautelari a carico di 14 indagati. L'operazione, eseguita tra Roma, Napoli, Siracusa e Cagliari, ha portato in carcere sei persone. Altre cinque persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari e tre all'obbligo di firma. Le accuse, a vario titolo, vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla truffa in danno dello Stato, dalla ricettazione, al possesso e fabbricazione di documenti falsi, fino al reato di sostituzione di persona.  

In alcuni casi i componenti della banda sono riusciti a riscuotere rimborsi Irpef originali rubati e mai pervenuti ai destinatari. Inoltre puntavano a incassare titoli di credito molto consistenti e, in un'occasione, sono riusciti a intascare un titolo da ben 200mila euro. Senza l'intervento dei carabinieri, nei soli tre mesi di indagine, sarebbero riusciti a sottrarre titoli per oltre 500mila euro. Un dato che consente di ipotizzare la capacità dell'organizzazione di movimentare somme per diversi milioni di euro. 

In alcune occasioni erano gli stessi componenti della banda a presentarsi negli uffici postali per la riscossione, in altri casi usufruivano di terze persone, che venivano ingaggiate di volta in volta per 'interpretare' il ruolo del beneficiario e ricompensate se l'operazione andava a buon fine.  

I movimenti di denaro più consistenti venivano poi indirizzati in più tranches a diversi conti correnti e carte ricaricabili realmente intestati a persone compiacenti o a persone inesistenti per i quali erano stati creati falsi documenti. Come la banda riuscisse a ottenere le informazioni sui titoli di credito è ancora oggetto di indagine ma non si esclude che possa esserci una talpa che abbia fornito informazioni per la clonazione dei titoli di credito. "Dobbiamo approfondire - dice all'Adnkronos Nunzio Carbone, comandante della Compagnia Carabinieri Roma Casilina - Spesso i titoli clonati erano vaglia postali: si verificava che il legittimo proprietario li riceveva e quando andava a incassarli si rendeva conto che erano già stati incassati. Nel caso dei rimborsi Irpef invece, questi venivano sottratti in originale prima ancora che arrivassero".  

Le indagini svolte dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Casilina, sotto la direzione del Gruppo reati gravi contro il patrimonio, coordinato dal procuratore aggiunto Lucia Lotti, hanno avuto origine da un arresto in flagranza eseguito dalla stazione Carabinieri Roma Quadraro, quando, un uomo si era presentato in un ufficio postale del quartiere e, munito di documenti falsi, aveva cercato di incassare titoli di credito, che si è poi rivelato clonato. Le indagini e gli approfondimenti sono stati supportati da attività tecniche di intercettazione telefonica e ambientale e hanno svelato che i componenti della banda usavano un linguaggio in codice: i documenti falsi venivano chiamati 'santini' mentre per indicare una banca o un ufficio postale dove incassare i soldi dicevano "devo recuperare una postazione". 

Gli accertamenti hanno inoltre consentito di verificare che i falsi documenti e i titoli di credito di provenienza illecita venivano procurati dalla componente campana dell'organizzazione, mentre le operazioni di incasso venivano gestite dalla componente romana prevalentemente in cosiddette 'postazioni' individuate nel Lazio, in Sicilia e in Sardegna. 

Inoltre uno dei destinatari dell’ordinanza è risultato percepire il reddito di cittadinanza. Per lui i carabinieri avvieranno la procedura amministrativa per la sospensione dell’erogazione dell’emolumento e per la successiva revoca. Gli indagati arrestati, tutti uomini di nazionalità italiana di età compresa tra i 25 e i 77 anni, sono stati trasferiti rispettivamente nelle case circondariali di Regina Coeli e Poggioreale e presso i propri domicili.