"Trump è un modello". La giornata americana di Giorgia Meloni

Federica Valenti

Donald Trump un modello per il centrodestra italiano, per la guida del quale esclude di essere - al momento - in corsa. A Washington, Giorgia Meloni ascolta il presidente degli Stati Uniti che sventola la copia del 'Washington Post' con il titolo 'Assolto', e, dopo il lunghissimo applauso del 'National prayer breakfast', lancia un durissimo 'j'accuse' contro le "persone disoneste e corrotte che hanno fatto di tutto" per distruggerlo e per "ferire la nazione" con la richiesta di impeachment. Ma la leader politica italiana si concentra sulla parte del discorso in cui il capo della Casa Bianca si schiera a favore della "protezione della libertà religiosa". "Nel nostro Paese non si tirano giù croci o altri simboli religiosi e non si perseguitano le persone per motivi religiosi. Tuteleremo il diritto costituzionale di pregare nelle scuole pubbliche", garantisce Trump.

"Dio, patria, famiglia in Italia parole eversive"

E subito Meloni si accoda. "Dio, patria, famiglia nel discorso del presidente Trump al 'National prayer breakfast': parole che in Italia sembrano quasi eversive, negli Stati Uniti sono al governo e danno risposte importanti", sostiene. Al centro del discorso del presidente Usa, abbiamo identificato i temi della "difesa dell'identità, dei confini, delle imprese, dei prodotti, delle famiglie americane - aggiunge -. L'orgoglio dell'identità, nelle altre nazioni del mondo, sta dando ottimi frutti e ottimi risultati. È la ricetta che vogliamo portare in Italia, dove anche noi vogliamo difendere i nostri prodotti, le nostre aziende, i nostri confini e le nostre famiglie. Lo faremo, quando finalmente l'Italia avrà un governo di patrioti capace di difendere i suoi interessi nazionali e avere, al contempo, ottimi relazioni internazionali".

Seduta nella sala della riunione conservatrice, che ha invitati bipartisan, provenienti da 140 Paesi, Meloni segue il discorso di Trump, quindi, come un "insegnamento" da portare a casa, un esempio da applicare in Italia. "Trump può piacere o meno, ma i risultati che ha ottenuto a livello economico sono straordinari: gli porteranno la rielezione. E sono un buon insegnamento per noi: perché alla fine la ricetta di Trump è stata shock fiscale e investimenti pubblici, taglio delle tasse, soldi sugli investimenti, difesa del prodotto, difesa dell'azienda. Ed è una decisamente una ricetta che ha funzionato molto simile a quella che Fratelli d'Italia propone in Italia", dice. 

"Non mi sto candidando alla guida del centrodestra

Incontrando i cronisti sul National Mall, con sfondo la Casa Bianca, poi Meloni precisa il senso del suo colloquio con 'Repubblica' in merito alla leadership del centrodestra. "È giusto il metodo seguito finora della primarie di fatto: il leader del partito che ha più voti nella coalizione è il candidato naturale alla premiership. Ma se un domani gli italiani decidessero diversamente, non mi tirerei indietro", aveva detto al quotidiano.

"Io non mi sto candidando alla leadership del centrodestra. Questa è una costruzione giornalistica", chiarisce ai cronisti a Washington. "Io lavoro per fare sempre bene il mio lavoro, per far crescere Fratelli d'Italia e per farlo nel campo del centrodestra sperando che tutti i partiti del centrodestra possano crescere. Perché alla fine il mio obiettivo è arrivare al governo della nazione con il centrodestra e con una maggioranza che ci consenta di avere una cosa che l'Italia non ha avuto mai negli ultimi anni: stabilità. Serve continuità, perché quando ci si confronta con gli altri movimenti, con gli altri leader nel mondo, è difficile essere credibili per una nazione se ogni sei mesi cambiano i rappresentanti di quella nazione. Noi vogliamo stabilità e per questo stiamo lavorando nel campo del centrodestra".

Dall'entourage della leader di FdI, si ricorda come Meloni abbia sempre rispettato con lealtà questo metodo, definito "primarie di fatto", dentro la coalizione. Coerentemente con questa linea, ai vari giri di consultazioni che fecero seguito alle politiche del 4 marzo 2018, Meloni - si ricorda - si fece promotrice della richiesta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di un incarico di governo a Matteo Salvini.