Trump, Barcellona e i proiettili bagnati nel sangue di maiale

Matteo Bosco Bortolaso
FILE PHOTO: President Trump answers questions about the violence, injuries and deaths in Charlottesville in New York

Per rispondere

agli attentati di Barcellona

, bisognerebbe "studiare ciò che il generale Pershing degli Stati Uniti ha fatto con i terroristi presi". Parola del presidente Donald Trump, che evidentemente è un ammiratore del militare scomparso nel 1948, visto che l'ha citato ieri su Twitter.

Poco prima, il presidente aveva twittato un messaggio più istituzionale in cui condannava l'attentato in Spagna: "Siate forti, vi vogliamo bene". Poi però ha invitato ad informarsi sul generale che, secondo una leggenda già citata da Trump, ad inizio Novecento avrebbe ucciso dei musulmani con proiettili immersi nel sangue di maiale, animale considerato impuro dall'Islam. Grazie a Pershing, "non c'è più stato terrorismo islamico radicale per 35 anni!", ha scritto ieri Trump su Twitter.

Nel febbraio del 2016, durante un evento in South Carolina per la sua campagna elettorale, il magnate newyorchese aveva detto che Pershing, tra il 1909 e il 1913, aveva imprigionato "50 terroristi" nella provincia di Moro, nelle Filippine. "Prese 50 proiettili, li immerse nel sangue di maiale, fece caricare i fucili dei suoi uomini e mise in riga le 50 persone: spararono a 49 di queste - aveva raccontato Trump in South Carolina -. Alla cinquantesima, rimasta in vita, disse: 'Ora torna dalla tua gente e racconta quello che è successo'".

All'evento elettorale Trump sostenne che la mossa di Pershing evitò il terrorismo "per 25 anni", dieci in meno rispetto a quelli del tweet di ieri. Perché il presidente degli Stati Uniti, dopo aver polemizzato sulla rimozione delle statue dei militari sudisti, ha rilanciato una storia del genere? L'episodio ha ripreso a circolare dopo l'11 settembre 2001, in catene di Sant'Antonio via email che alimentavano l'idea di lottare contro l'Islam. In una di queste catene di Sant'Antonio, si narrava che i cadaveri dei ribelli musulmani venivano sotterrati assieme alle interiora dei maiali. Si tratta "di un mito ripetuto più volte che però non ha fondo di verità", racconta James R. Arnold, autore del libro 'Moro War: How America Battled a Muslim Insurgency nella giungle delle Filippine, 1902-1913'. Al di là della veridicità storica dell'episodio, a far discutere è soprattutto l'approccio del presidente degli Stati Uniti che, anche in questo caso, vuole infiammare gli animi con il rischio di provocare ulteriori atti di violenza.

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