Trump ha insultato una testimone sul Russiagate mentre deponeva al Congresso

Massimo Basile

L'ex responsabile della campagna presidenziale di Donald Trump nonché suo vecchio amico, Roger Stone, così vicino al presidente da esser arrivato a mentire al Congresso per proteggerne l'immagine, rischia fino a 50 anni di carcere: è stato infatti dichiarato colpevole di tutti i sette capi di imputazione di cui era accusato, cinque delitti di falsa testimonianza, uno di ostruzione alla giustizia, un altro di intimidazione di testimoni.

Stone lavorò brevemente fino al 2015 con Trump durante la sua campagna presidenziale, poi continuò ad offrirgli i propri servigi in maniera informale. Ma è diventato uno dei personaggi chiave dell'inchiesta Russiagate, sulle interferenze russe nelle presidenziali 2016, perché accusato di aver mentito al Congresso riguardo i contatti avuti con Wikileaks, con l'obiettivo di ottenere materiale da usare contro gli avversari politici di Trump.

Per costruire la sua difesa, ha stabilito il giudice, Stone ha anche intimidito alcuni testimoni. E "intimidazione" è il termine risuonato con forza nelle stesse ore al Congresso, perché la sentenza è arrivata nel momento in cui davanti alla commissione Intelligence della Camera si teneva l'audizione, in diretta tv, dell'ex ambasciatore Usa in Ucraina, Marie Yovanovitch, 61 anni, rimossa dall'incarico nel maggio 2019. Da sconosciuto diplomatico, il suo nome è diventato famoso quando è comparso nella trascrizione della telefonata del 25 luglio tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Trump l'aveva definita "portatrice di problemi" e "bad news", cioè "sgradevole", "negativa". Austera e puntuale nel ribattere alle domande, ma anche emozionata, Yovanovitch, "Masha" per amici e colleghi, ha raccontato il disagio nel sentirsi bersaglio di una campagna denigratoria "messa in atto da Rudolph Giuliani", l'avvocato di Trump.

La sua testimonianza ha vissuto un momento inedito, unico vero sussulto di un'audizione senza sorprese: è stato quando Twitter è entrato ufficialmente nell'aula. Nei minuti in cui l'ex ambasciatore deponeva, Trump ha twittato due post durissimi in cui l'ha dipinta come un'inetta, una che ha "fatto male dovunque è andata".

Il presidente della commissione, il democratico Adam Schiff, ha letto alla testimone il testo, chiedendole se l'"attacco" nei suoi confronti potesse essere un messaggio ai futuri testimoni. "Lo trovo molto intimidatorio", ha commentato Yovanovitch, visibilmente emozionata.

Schiff, in una pausa, si è poi rivolto ai giornalisti: "Abbiamo assistito a un'intimidazione in tempo reale da parte del presidente degli Stati Uniti". I "tweet" sono diventati ben presto il vero caso della giornata: i democratici sono insorti. Trump ha ricevuto critiche anche da Fox News, rete televisiva storicamente conservatrice, e da Ken Starr, il procuratore speciale che condusse l'inchiesta sul presidente democratico Bill Clinton.

"Quel tweet - ha detto il conduttore Bret Baier - ha cambiato il senso dell'audizione". "Il presidente non è stato consigliato bene", ha aggiunto Starr. Pochi secondi prima, commentando un passaggio della telefonata tra presidenti, quello in cui Trump aveva promesso a Zelensky che l'ambasciatore "avrebbe passato guai", Yovanovitch aveva ammesso di essersi sentita minacciata. "'Passerà dei guai' non suona bene. Suona come una minaccia", ha ammesso.

Questo passaggio, unito a quello sui tweet, ha finito per influire sullo sviluppo dell'audizione: i repubblicani hanno scelto una linea morbida, probabilmente per non dare l'impressione al pubblico di un attacco congiunto verso un funzionario dello Stato; e hanno puntato sull'irrilevanza della testimonianza. L'ex ambasciatore ha definito la politica americana in Ucraina un "disastro", ma non ha potuto spiegare perché fosse stata rimossa.

Come già successo mercoledì, l'audizione è diventata lenta e noiosa. Difficile che abbia spostato il giudizio degli americani per i quali, in mancanza di prove schiaccianti, a pesare nel giudizio finale è sempre l'andamento dell'economia. E quello continua a sorridere a Trump: oggi la Federal Reserve ha comunicato che il Pil Usa crescerà dello 0,3% nel quarto trimestre, meno dell'1% previsto una settimana fa ma pur sempre in territorio positivo.