Trump minaccia sanzioni contro Ankara, ma i repubblicani lo criticano

davide sarsini

Il presidente americano, Donald Trump, passa all'azione per tentare di fermare l'offensiva turca in Siria: lo fa imponendo sanzioni contro tre ministri di Ankara, reintroducendo dazi sull'acciaio turco e con una telefonata al collega Recep Tayyp Erdogan a cui ha chiesto "un immediato cessate il fuoco". Intanto il suo vice, Mike Pence, ha fatto sapere che si recherà presto ad Ankara per cercare una soluzione alla crisi con i vertici turchi.

Trump ha avvertito Erdogan che "gli Usa non tollereranno oltre l'invasione turca della Siria": "Chiediamo ad Ankara di fermarsi, di mettere fine alla violenza e di venire al tavolo dei negoziati". Nel frattempo il presidente americano ha ordinato lo "stop immediato dei negoziati" in merito a "un accordo commerciale del valore di 100 miliardi di dollari con la Turchia" e "l'aumento dei dazi sull'acciaio fino al 50%, il livello precedente alla riduzione a maggio".

Gli Stati Uniti hanno anche imposto sanzioni a tre ministri del governo turco coinvolti nell'offensiva nel nord-est della Siria. "Gli Stati Uniti ritengono il governo turco responsabile dell'aumento di violenza da parte delle forze turche, mettendo in pericolo civili innocenti e destabilizzando la regione", ha affermato in una nota il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin.

Oltre che sulle sanzioni, Washington punta sui negoziati: il vicepresidente americano, Mike Pence, ha annunciato che si recherà prossimamente in Turchia per discutere con i vertici turchi. Il capo del Pentagono, Mark Esper, invece, la prossima settimana sarà a Bruxelles per "fare pressioni sugli alleati Nato per adottare misure collettive e individuali, diplomatiche ed economiche, in risposta a queste oltraggiose azioni turche".

La tardiva mobilitazione di Trump contro l'offensiva anti-curdi non piace neppure a suoi alleati di ferro come il leader dei senatori repubblicani, Mitch McConnell. Il ritiro delle truppe Usa "creerà anche un più ampio vuoto di potere in Siria che sarà sfruttato da Iran e Russia" e "favorirà la rinascita dell'Isis", ha avvertito McConnell.

Trump ha comunque precisato che gli Usa "manterranno una minima presenza di forze americane alla base Garrison ad Al-Tanf, nel sud della Siria, per continuare a bloccare gli ultimi resti dell'Isis". Questi militari, ha spiegato, saranno "ridistribuiti e resteranno nella regione per monitorare la situazione e impedire il ripetersi del 2014, quando la minaccia trascurata dell'Isis si è diffusa in Siria e Iraq".