Trump non ha intenzione di iniziare una guerra con l'Iran. Per ora

fabio greco

'Si vis pacem para bellum': Donald Trump sembra ispirarsi all'antica sentenza latina sui preparativi di guerra per perseguire la pace nel tentativo di rinviare un conflitto militare con l'Iran. Così raccoglie opzioni sull'uso della forza ma preferisce, ancora una volta e con lo sguardo costantemente rivolto alle elezioni del 2020, ricorrere alla diplomazia e alle sanzioni. "Sono le più forti mai adottate contro un Paese", ha assicurato il presidente americano annunciando le sanzioni comminate alla banca centrale iraniana, sia per il dossier nucleare che per "terrorismo".

"L'attacco iraniano contro l'Arabia Saudita è inaccettabile", ha spiegato il ministero del tesoro americano, Steven Mnuchin, indicando nella rete che collega le unità militari dei Pasdaran e Hezbollah il punto di moltiplicazione "del terrore e dell'instabilità" nella regione mediorientale. Questa rete è finanziata, ha aggiunto il Tesoro, per "miliardi di dollari" dalla banca sanzionata, che insieme al fondo sovrano di Teheran, che vede fiduciario anche il presidente Hassan Rohani, e a 'Etemad Tejarate Pars', una società che fa circolare denaro sui canali internazionali per conto della Difesa della Repubblica islamica, pompa denaro nelle casse dei terroristi che in tutto il mondo fanno capo al regime degli ayatollah.

L'allontanamento di John Bolton dalla Casa Bianca non ha frenato chi predilige l'uso immediato della forza, e che aveva nell'ormai ex consigliere per la Sicurezza nazionale il proprio punto di riferimento. Non si tratta dei generali del Pentagono, che, come è prassi in questi casi, hanno presentato una vasta gamma di opzioni militari in risposta all'attacco alle strutture della compagnia petrolifera saudita Aramco, che secondo Washington è stato condotto dall'Iran, ma di quanti, come ha osservato Trump, gli "hanno chiesto un comportamento affrettato". Gli stessi generali fanno presente che un'eventuale azione militare contro la Repubblica Islamica potrebbe trasformarsi in una vera e propria guerra. Questa, ha sottolineato Trump, sarebbe l'opzione "più facile", mentre scegliere la via della moderazione, ha aggiunto a margine di un incontro con il premier australiano, Scott Morrison, "secondo me dimostra forza".

Il capo della Casa Bianca ha aggiunto che potrebbe ordinare un attacco militare contro 15 importanti obiettivi in Iran "nel giro di un minuto", spiegando di voler possibilmente evitare uno scenario del genere. Un attacco "è sempre possibile", ha poi precisato, ribadendo che gli Usa dispongono delle forze armate "più forti del mondo". "Io sono moderato e paziente nei confronti dell'Iran", ha concluso, "vedremo cosa porteranno le sanzioni che abbiamo imposto a Teheran".

L'Iran, in ogni caso, fa sapere che si difenderà da possibili attacchi statunitensi e da minacce - ha dichiarato il generale Yahya Rahim-Safavi, consigliere senior della Guida suprema dell'Iran Ali Khamenei - "dal Mediterraneo, dal Mar Rosso e dall'Oceano Indiano". Quanto a Saudi Aramco, che ha aperto le proprie porte ai media per mostrare i danni ai suoi impianti colpiti dagli attacchi di sabato scorso, la compagnia petrolifera si è detta oggi fiduciosa di poter tornare "ai livelli di produzione pre-attacco entro la fine di settembre".