Trump più vicino all'impeachment dopo l'accusa di un diplomatico Usa?

Rita Lofano

Potrebbe rappresentare una pietra miliare nell'inchiesta sul possibile impeachment del presidente Donald Trump, l'audizione alla Camera dell'ambasciatore statunitense in Ucraina, Bill Taylor, ascoltato ieri per quasi 10 ore. Ha accusato il presidente americano di aver ripetutamente condizionato lo sblocco degli aiuti militari a Kiev all'apertura di un'inchiesta sullo sfidante democratico per la Casa Bianca, Joe Biden, e sul figlio Hunter, oltre che sulle presidenziali americane del 2016. Trump ha sempre negato la strumentalizzazione degli aiuti militari per fini politici, parlando di un 'quid pro quo' durante la telefonata dello scorso 25 luglio con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, al centro dell'inchiesta sull'impeachment.

Taylor, diventato ambasciatore in Ucraina ad interim lo scorso giugno, è stato ascoltato ieri alla Camera a porte chiuse ma la sua dichiarazione iniziale, di 15 pagine e che ha richiesto un'ora di lettura, è stata immediatamente fatta trapelare. Il diplomatico ha detto di essersi immediatamente preoccupato al suo arrivo a Kiev perché le relazioni tra Usa e Ucraina risultavano "minate da un canale informale irregolare" nella politica statunitense e dal "blocco di vitale assistenza per la sicurezza per ragioni politiche interne".

Taylor ha spiegato come "questo canale irregolare" fosse gestito dal presidente tramite fidati emissari: il suo avvocato personale Rudy Giuliani, il ministro dell'Energia ormai dimissionario Rick Perry, l'ambasciatore Usa presso l'Unione europea Gordon Sondland e lo speciale inviato in Ucraina Kurk Volker.

Il loro mandato era quello di convincere Zelensky ad annunciare l'avvio di un'inchiesta che danneggiasse i democratici e soprattutto Biden, il rivale più temuto da Trump. La Casa Bianca è insorta, denunciando una "campagna di fango coordinata" contro il presidente da parte della sinistra radicale.

Sondland, secondo quanto riportato da Taylor nella sua deposizione pubblicata sul sito Lawfare, gli aveva spiegato chiaramente come gli aiuti militari e anche la possibilità di un incontro tra Trump e Zelensky dipendessero dall'apertura di due dossier da parte di Kiev: il primo sulla società dell'energia Burisma (per la quale lavorava Hunter Biden) e il secondo sul ruolo dell'Ucraina nelle presidenziali americane del 2016 per favorire i democratici. "Durante una telefonata, l'ambasciatore Sondland mi ha detto che il presidente Trump" voleva che Zelensky "annunciasse pubblicamente di indagare su Burisma e sulle presunte interferenze ucraine nelle elezioni del 2016", ha dichiarato Taylor. Sondland aveva avvertito che "tutto" dipendeva da quell'annuncio.

L'ambasciatore ha riferito di aver scoperto il blocco degli aiuti a Kiev lo scorso 18 luglio su ordine del capo di gabinetto della Casa Bianca, Mick Mulvaney. Taylor ha dunque citato una telefonata risalente allo scorso 7 settembre durante la quale Trump avrebbe insistito con Sondland sulla necessità che Kiev proclamasse l'avvio delle inchieste richiesta Washington. Taylor ha poi mostrato un messaggio da lui inviato a Sondland lo scorso 9 settembre nel quale definisce "folle il blocco di assistenza per la sicurezza per ottenere aiuto in una campagna politica".

Citando una fonte presente all'audizione di Taylor alla Camera, Politico scrive che durante la testimonianza ci sono stati "molti sospiri e sussulti". Taylor, che era andato in pensione, è stato richiamato in servizio lo scorso giugno per succedere a Marie Yovanovitch, improvvisamente rimossa dall'incarico.

Il dipartimento di Stato americano aveva ordinato a Taylor di non testimoniare ma lui ha deciso di sfidare la direttiva dopo il mandato a comparire in audizione emesso nei suoi confronti dal presidente della commissione Intelligence della Camera, Adam Schiff. è intanto slittata da oggi a sabato l'audizione in calendario sempre sull'impeachment di Philip Reeker, assistente segretario di Stato per gli Affari europei e euroasiatici.