Trump sempre più solo. I repubblicani rompono le righe su Covid e aiuti

Giulia Belardelli
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(Photo: Drew Angerer via Getty Images)
(Photo: Drew Angerer via Getty Images)

Settimana dopo settimana, Donald Trump sta perdendo per strada pezzi importanti del partito repubblicano. Il dilagare della pandemia sta spingendo diversi governatori repubblicani a procedere per la propria strada, ignorando l’ostentato ottimismo del presidente e la sua riluttanza a incoraggiare l’adozione di misure anticontagio. Ma con 140mila morti e 3,7 milioni di contagi confermati, anche molti repubblicani iniziano a mal sopportare un presidente che ancora ieri, in un’intervista a Fox News Sunday, dava dell’allarmista ad Anthony Fauci e ribadiva la sua previsione, già lanciata a febbraio, secondo cui il virus “sparirà”.

Per ora, ciò che sta scomparendo è la compattezza con cui, in epoca ante Covid, il fronte repubblicano si era allineato al grande mattatore dopo la sua impresa elettorale, quattro anni fa. Oggi la maggior parte dei sondaggi lo dà sotto di oltre 10 punti – addirittura 15, secondo le ultime rilevazioni di Abc News- Washington Post. Senza aver fatto grandi imprese, lo sfidante democratico Joe Biden gode di una posizione invidiabile, persino storica – sottolinea Politico –, trovandosi con il maggior vantaggio su un presidente in carica negli ultimi mesi di campagna elettorale fin dai tempi di Bill Clinton.

Per The Donald si tratta di sondaggi “fasulli”, ma per i suoi compagni di partito il campanello d’allarme suona già da un pezzo, alimentato dai bollettini sempre più neri della pandemia in America. E così in molti iniziano a rompere le fila e prendere le distanze dalla gestione presidenziale dell’epidemia. I segnali di rottura – elencati dal New York Times – sono diversi, a cominciare dalle campagne adottate nei giorni scorsi da molti conservatori a favore dell’uso delle mascherine e del rispetto del distanziamento sociale, in aperta contraddizione rispetto alla linee della Casa Bianca. Anche i governatori repubblicani, finora allineati con Trump, stanno facendo marcia indietro sulle riaperture e l’uso delle mascherine, mostrando così una spaccatura all’interno del partito che si fa più profonda con l’aumento dei contagi.

Da una parte c’è la frustrazione nel vedere le infezioni salire; dall’altra la paura di dover rispondere a elettori arrabbiati: fatto sta che a molti repubblicani è sempre più chiaro che aderire alla narrazione trumpiana della pandemia non conviene più. Alcuni governatori – riporta il Times – si sono intrattenuti in telefonate fino a tarda notte per scambiare idee e rimostranze; in molti hanno cercato partner nell’amministrazione diversi dal presidente, incluso il vicepresidente Mike Pence, che pur sposando in pubblico le dichiarazioni di Trump è considerato dalle amministrazioni statali come più attento al disastro in corso.

Per cercare di limitare le divisioni diversi influenti repubblicani hanno privatamente fatto pressione sull’amministrazione per reintrodurre i briefing della task force per il coronavirus con Anthony Fauci e Deborah Birx, i due esperti che ne fanno parte e che per mesi hanno aggiornato quotidianamente gli americani fino a che gli appuntamenti non sono diventati dei monologhi del presidente e sono stati sospesi.

Ma da domani si ricomincia, il presidente tornerà ogni giorno alle 17 a fare il punto sulla risposta al coronavirus, una mossa che per il NyTimes equivale a una tacita ammissione della gravità della crisi in atto. “Abbiamo avuto queste grandi fiammate in Florida, Texas ed un paio di altri posti. Mi occuperò di questo in prima persona e riprenderemo a fare i briefing”, ha annunciato oggi Trump, con tanto di battute sull’orario (le 17) e gli ascolti: ”è un buon orario, un sacco di gente ci ha guardato, abbiamo avuto ascolti da record”. E ancora: “Nella storia della tv via cavo non si è visto mai niente del genere”, ha aggiunto. Desideroso di slegare la sua immagine da quella dell’epidemia, per poter insistere sulla ripresa dell’economia, Trump aveva interrotto le conferenze stampa quotidiani dopo i ripetuti, aperti, litigi con i giornalisti che mettevano in discussione le sue affermazioni e suggerimenti sul virus, compreso quello di bere disinfettante per combattere il Covid. Ora i sondaggi in picchiata, sopratutto sulla risposta alla pandemia, lo hanno convinto a tornare sui suoi passi. “Credo che sia un ottimo modo per comunicare informazioni”, ha detto spiegando che intende fare il punto sulle “cose positive” che l’amministrazione sta facendo per combattere il virus.

Ma il podio della sala stampa difficilmente basterà a riavvicinarlo ai big del suo partito. Il senatore Mitch McConnell, leader della maggioranza, ha rotto con Trump su quasi tutti i principali temi legati al coronavirus. McConnell ha sottolineato l’importanza di indossare la mascherina, ha espresso “totale fiduca” nel Dr. Fauci e ha esortato gli americani a seguire le linee guida dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie che Trump ha ignorato o respinto. “Il discorso diretto che tutti devono capire è: questo [virus] non andrà via fino a quando non avremo un vaccino”, ha detto la settimana scorsa, contraddicendo le rosee previsioni ribadite ancora ieri dal presidente.

Il risultato è una breccia silenziosa ma allargata tra Trump e le figure di spicco del suo partito, mentre il virus brucia attraverso i principali campi di battaglia politici nel sud e nell’ovest, come negli stati dell’Arizona, del Texas e della Georgia.

Le divisioni tra repubblicani e Casa Bianca si fanno sempre più marcate anche sul fronte degli aiuti finanziari. Il leader della maggioranza McConnell era pronto a presentare al Congresso un pacchetto da 1.000 miliardi di dollari, ma per la Casa Bianca il piano è da rivedere perché assegna troppe risorse a test e tracciamento a danno di “altre priorità”. Il tema degli aiuti è al centro dell’incontro odierno tra Trump, McConnell e il leader della minoranza repubblicana alla Camera, Kevin McCarthy. Un incontro a cui partecipa anche il segretario al Tesoro Steven Mnuchin.

La questione più urgente è cosa fare dei 600 dollari di aiuti settimanali in scadenza che il governo federale ha aggiunto alle indennità di disoccupazione statali. Circa 25 milioni di americani attualmente accedono ai fondi, ma questi pagamenti terminano a luglio. Il tasso di disoccupazione è sceso all′11,1% a giugno, ma alcuni indicatori economici mostrano un nuovo un rallentamento delle assunzioni. Trump ieri ha detto che potrebbe porre il veto su un altro pacchetto di aiuti al coronavirus, se il provvedimento non conterrà una riduzione delle tasse sui salari. “Dovrò vedere, ma sì... prenderei in considerazione di non firmarlo se non avessimo una riduzione delle tasse sui salari”, ha detto a Chris Wallace su Fox News Sunday. Il presidente ha anche affermato di volere che il disegno di legge includa delle protezioni legali sulle responsabilità dei datori di lavoro.

La partita sugli aiuti finanziari si annuncia tesa, con i democratici decisi a cavalcare le divisioni interne del GOP. Lo stesso Biden – secondo un’analisi dell’Associated Press – potrebbe concentrare i suoi sforzi nel raccogliere consensi tra indipendenti e repubblicani moderati o comunque insofferenti verso Trump. Il quale, nel mentre, è sempre più deciso a parlare solo con chi la pensa come lui, la sua “base”, quella parte di America “profonda” che quattro anni fa l’ha portato in vetta.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.