Trump striglia i governatori: "Siete deboli, da idioti non arrestare di più"

(Photo: APU GOMES via Getty Images)

Nessuna mano tesa, nessun segnale distensivo. Semmai il contrario: se l’America brucia di rabbia per ciò che l’uccisione di George Floyd rappresenta, la colpa è dei governatori che non sanno reprimere con decisione le violenze. Il presidente Donald Trump, in videoconferenza con i governatori, ha accusato la maggior parte di loro essere troppo “deboli” nel sedare le proteste.

“Molti di voi sono deboli - ha detto Trump, criticando la risposta dei governatori - Dovete arrestare le persone” e lasciarle in carcere “per lunghi periodi di tempo”. Se non lo fate, passerete per degli “idioti”. “Dovete dominare le strade, se non lo fate sprecate il vostro tempo e vi travolgeranno facendovi apparire come dei cretini”, avrebbe detto il presidente, secondo quanto riportato da vari media americani.

La mediazione, del resto, non è mai stata nel suo dna; sarebbe folle aspettarsi che compaia proprio ora, nel momento più difficile della sua vita presidenziale. Ma c’è da segnalare che le sue parole arrivano dopo la svolta più dura, con tre manifestanti morti nelle ultime ore negli scontri con la polizia: due a Davenport (Iowa) e uno a Louisville (Kentucky), ucciso da colpi di pistola esplosi dalla polizia per sgomberare un parcheggio. Violenze si sono registrate anche a Washington DC, New York e Philadephia, e in molte altre città americane. Nonostante il coprifuoco, i manifestanti sono scesi in piazza e si sono confrontati in duri scontri con la polizia. Secondo la Cnn, numerosi edifici sono stati dati alle fiamme e decine di manifestanti sono stati arrestati.

Continua intanto lo schieramento della Guardia nazionale, attualmente attivata in 27 Stati mentre il coprifuoco, imposto in più di 40 città, è stato violato quasi ovunque. Numerosi anche gli arresti: nella sola New York, nella notte sono state fermate più di 250 persone, mentre secondo la testata Usa Today in tutto il Paese le persone fermate superano le 4.400.

 

 

Le fiamme sono arrivare fin davanti alla Casa Bianca; le strade di New York sono state attanagliate dal caos e i negozi di Santa Monica, in California, sono stati saccheggiati. A Minneapolis, l’epicentro delle proteste, circa 200 manifestanti sono stati arrestati dopo per aver violato il coprifuoco tentando una marcia.

 

 

A commentare le scene di violenza che arrivano dagli Usa è anche Pechino. Gli scontri tra manifestanti e polizia dimostrano “la gravità del problema del razzismo e della violenza della polizia negli Usa”, ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian. Hu Xijin, direttore di Global Times, braccio inglese del Quotidiano del Popolo, ha preso di mira direttamente il presidente: “Signor Presidente, non nasconderti dietro i servizi segreti”, ha detto Hu. “Vai a parlare seriamente con i manifestanti. Negozia con loro, proprio come hai esortato Pechino a parlare con i rivoltosi di Hong Kong”.

Una provocazione destinata a far innervosire ancora di più Mr President, come anche la ramanzina cinese sulla decisione di Washington di uscire dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Per Pechino, gli Stati Uniti sono “drogati di ritiri” e si stanno comportando da “egoisti”. “L’Oms è un’organizzazione composta da 194 Stati sovrani, non fa solo gli interessi di un Paese e non si arrende alla volontà di un Paese che paga di più - ha detto Zhao - Qualsiasi repressione e ricatto contro l’Oms è un segno di indifferenza rispetto alla vita, una sfida all’umanitarismo e una distruzione della cooperazione internazionale”.

Nella consueta conferenza stampa pomeridiana, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha liquidato la questione con un commento: “E’ desiderio dell’Oms continuare la collaborazione” con gli Stati Uniti. Attualmente, del resto, non sono chiare le modalità con cui avverrebbe il ritiro americano. Innanzitutto, è necessario un anno di preavviso e l’uscita andrebbe comunque ratificata dal Senato americano, così come fu per l’adesione. In secondo luogo, gli Usa dovrebbero saldare tutti i loro debiti con l’Agenzia, che sono nell’ordine di centinaia di milioni di dollari.

Dall’annuncio di venerdì, The Donald non è più ritornato sull’addio all’Oms, che insieme a Pechino è stato il suo capro espiatorio per la pandemia. Ora, d’altronde, i nemici da additare in casa non mancano. A cominciare dalla sinistra radicale Antifa. “Le proteste non sono provocate dalle infiltrazioni dei gruppi dei suprematisti bianchi, ma dell’organizzazione della sinistra radicale Antifa, già protagonista degli scontri a Seatlle per il G7 del 1999 e del movimento Occupy Wall Street”, afferma in una serie di tweet in cui rilancia le parole pronunciate dal giornalista Brian Kilmeade e dall’ex speaker repubblicano della Camera, Newt Gingrich, sull’emittente Fox.

Trump li vorrebbe inserire tra le organizzazioni terroristiche, ma per il New York Times sono solo minacce, visto che nessuna legge sul terrorismo interno lo prevede e Antifa non può essere comunque considerata un’organizzazione. Piuttosto, scrive il giornale, si tratta di un movimento di attivisti che condividono filosofia e tattiche. Trump li vorrebbe tutti i prigione e subito, come se le proteste divampate in tutto il Paese non fossero il sintomo di un male molto più grave.

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