Trump testimonial del movimento Pro-Life: "Sono il difensore dei bambini mai nati"

Giulia Belardelli
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(Photo: ASSOCIATED PRESS)
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“Ogni bambino è un dono prezioso e sacro. Fin dall’inizio della mia presidenza mi sono impegnato a difendere le famiglie, anche i bambini non nati che non hanno mai avuto un difensore così forte alla Casa Bianca”. Lo aveva annunciato e lo ha fatto davvero: per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, un presidente americano è intervenuto alla Marcia per la Vita, diventando il testimonial del movimento Pro-Life.

″È un onore per me essere il primo presidente a partecipare alla March for Life”, ha esordito The Donald, già paladino dell’ultradestra cattolica, con il sostegno di evangelici bianchi e conservatori cattolici. “Quando vediamo un bambino nel grembo materno vediamo la maestosità della creazione di Dio”.

Il presidente ha quindi minacciato lo Stato della California, governato dai democratici: se continuerà a imporre alle assicurazioni private la copertura per le donne che decidono di abortire, Washington è pronta a chiudere i rubinetti dei finanziamenti federali. Il Dipartimento della Sanità e dei Servizi umani ha annunciato che concederà alla California 30 giorni per impegnarsi a bloccare le sue richieste alle società assicurative. Se non lo farà, l’amministrazione prenderà provvedimenti per tagliare i fondi federali destinati alla Salute. “La gente non dovrebbe essere costretta a partecipare, a pagare o a coprire l’aborto di altre persone”, si legge in una nota del Dipartimento.

In Senato, intanto, va in scena il terzo e ultimo giorno delle argomentazioni dell’accusa nel processo per impeachment. Un dibattito che finora non ha appassionato l’opinione pubblica, ma che oggi si è arricchito di un elemento in più contro l’ex tycoon. Si tratta di un audio rubato durante una cena privata in cui si può ascoltare la voce di Trump dire: “Cacciatela via”. Il riferimento è all’ex ambasciatrice Usa in Ucraina, Marie Yovanovitch, per gli accusatori del presidente silurata perché considerata non gradita dalla Casa Bianca e un ostacolo alle pressioni sul governo di Kiev per avviare indagini sui Biden e sui democratici Usa. La registrazione, diffusa da Abc News, risalirebbe al 30 aprile 2018, un anno prima che l’ex ambasciatrice venisse effettivamente richiamata, e cattura un colloquio tra il presidente americano e i due soci di Rudolph Giuliani coinvolti nel Kievgate.

Il palco dei Pro-Life diventa così un pulpito da cui contrattaccare. “Sulla questione dell’aborto, i democratici hanno assunto le posizioni più estreme e radicali”, ha attaccato l’inquilino della Casa Bianca, acclamato da diverse migliaia di persone riunite sui prati del National Mall per l’annuale raduno degli attivisti anti-aborto. “Le mamme sono eroi”, “Ogni bambino porta amore in questo mondo!”, ha incitato il presidente.

Due anni fa Trump aveva inviato un videomessaggio trasmesso durante la manifestazione, un gesto già di per sé inedito tra i suoi predecessori. Quest’anno, a dimostrare quanto il tema dell’aborto sia centrale nel dibattito pubblico in America, Trump ha scelto di esserci fisicamente. La marcia avviene in occasione dell’anniversario con cui nel 1973 la Corte Suprema legalizzò l’interruzione di gravidanza. Lo fece con una sentenza storica: la Roe v. Wade, che per la prima volta sancì il diritto all’aborto anche in assenza di problemi di salute della donna, del feto o di ogni altra circostanza che non fosse la libera decisione della donna stessa.

Un diritto che oggi, nell’era di Trump, è sempre più in bilico e che i Pro-Life vorrebbero cancellare una volta per tutte. Il presidente lo aveva promesso già nel 2016, quando in campagna elettorale promise di nominare alla Corte Suprema giudici che avrebbero ribaltato la sentenza. Le nomine di Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh - due giudici profondamente conservatori – hanno spostato a destra l’equilibrio della Corte, creando le condizioni per l’approvazione di leggi statali restrittive sull’aborto.

Un caso emblematico è quello dell’Alabama, dove lo scorso anno è stato approvato un disegno di legge che vieta l’aborto in tutto lo Stato, anche nei casi di stupro e incesto, un divieto quasi totale in qualsiasi fase della gravidanza. Altre leggi restrittive sono state adottate poco dopo in Missouri (dove è vietato l’aborto dopo le 8 settimane) e in Louisiana (qui il Senato ha approvato l’introduzione di un emendamento alla Costituzione statale che abolisce il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza). In Georgia una legge ha concesso lo status di persona ai feti e permetterà di indagare per omicidio di secondo grado le donne che subiscono un aborto spontaneo. La norma vieta l’interruzione di gravidanza non appena si possa individuare il battito del cuore del feto, ossia dopo circa sei settimane. Ma molte donne non si accorgono di essere incinta se non dopo nove settimane.

È in questo clima che si inseriscono le parole di Trump – “il difensore dei bambini mai nati” - e le accuse ai democratici. L’amministrazione Trump “combatterà ogni giorno per proteggere le vite preziose e innocenti dei nascituri”, rafforza il concetto il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo. Anche di questo hanno parlato oggi il vicepresidente Mike Pence e Papa Francesco, l’incontro al vertice di più alto livello tra il Vaticano e l’amministrazione Trump negli ultimi tre anni.

“I giovani sono al centro della Marcia per la vita ed è la vostra generazione che sta facendo dell’America una nazione pro-famiglia, pro-vita”, ha aggiunto Trump, che ha rivolto il suo appello alle “mamme eroine d’America”: “oggi milioni di donne straordinarie in tutti gli Stati Uniti stanno usando il loro potere di voto per lottare per il loro primo diritto riconosciuto dalla Dichiarazione di Indipendenza, il diritto alla vita!”. Il voto è la chiave, lo ha detto lui stesso.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.