Trump, un dossier a luci rosse potrebbe metterlo nei guai

Duccio Fumero
Putin e i servizi segreti russi, infatti, avrebbero creato un dossier sui suoi affari, ma anche sui suoi presunti incontri con prostitute, anche durante i suoi viaggi a Mosca.

Non ha ancora giurato come presidente degli Stati Uniti, ma Donald Trump deve già affrontare la sua prima, grave, crisi di governo. Ed è una crisi tutta personale, con la CNN e Buzzfeed che due giorni fa hanno diffuso alcune pagine di un dossier segreto sul prossimo inquilino della Casa Bianca. Un dossier scottante, a luci rosse, che molti vedono come il simbolo di come Trump sia ricattabile. Dai russi, ma non solo.

Nei giorni scorsi si era molto parlato di come gli hacker russi avessero influenzato le ultime elezioni americane, favorendo di fatto il miliardario newyorkese. E l’uscita del dossieraggio a luci rosse il dito dell’opinione pubblica americana aveva nuovamente puntato su Putin e i servizi segreti russi. Che hanno rispedito al mittente l’accusa e, probabilmente, hanno ragione. O, almeno, in parte. Cioè non sono colpevoli della diffusione del dossier.

Sì, perché ad aver spiato Donald Trump fin dal 2015, ad aver raccolto quello che – si dice – sarebbe un ricco materiale compromettente sull’uomo più potente al mondo, sarebbe stato il suo stesso partito. A scriverlo è il New York Times, che racconta come la ricerca di segreti compromettenti nella vita di Trump sarebbe stata commissionata da un ricco finanziatore di destra, che voleva sbarrare la strada della nomination repubblicana a Trump.

Una parte, consistente, dell’establishment repubblicano avrebbe utilizzato nello specifico un noto ex spia dell’intelligence britannica, Christopher Steele e un ex reporter del Wall Street Journal, Glenn Simpson, oggi a capo di un’agenzia investigativa privata, la Fusion Gps. I due avrebbero raccolto il materiale che era – però – stato preparato ad arte dall’intelligence russa. Putin e i servizi segreti russi, infatti, avrebbero creato un dossier sui suoi affari, ma anche sui suoi presunti incontri con prostitute, anche durante i suoi viaggi a Mosca.

Il NYT, però, ha anche messo in dubbio la credibilità del dossier raccolto da Steele e Simpson, dichiarando che i documenti resi pubblici sono difficilmente verificabili e, dunque, non sarebbero dovuti essere resi pubblici.

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