Tumore al polmone: ecco le armi più efficaci per combatterlo

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Milano, 11 nov. (askanews) – Diagnosi basate su test genetici con terapie personalizzate e cucite “su misura” del paziente: sono le armi più efficaci nella lotta contro il tumore al polmone, patologia killer che ogni anno uccide 34 mila persone in Italia e più di 1 milione nel mondo. Non è tuttavia corretto identificare il tumore al polmone come un’unica neoplasia. Non a caso “Tumore al polmone: non uno ma tanti” è stato il titolo del dibattito organizzato a Milano da Janssen Oncology per tracciare un bilancio aggiornato della situazione con alcuni tra i massimi esperti del settore.

“E’ sbagliato parlare di un solo tumore perchè in realtà noi abbiamo diviso nel corso degli anni il tumore polmonare in due grosse fasce: non a piccole cellule e a piccole cellule – spiega l’oncologo Diego Cortinovis -. Non a piccole cellule è circa l’80% di questi tumori. Ma all’interno del non a piccole cellule un ulteriore suddisvisione sulla base istologica: cioè vuol dire come si presenta di fatto al microscopio, quindi adenocarcinoma che è quello più frequente, 60-65%, squamocellulare e a grandi cellule”.

A fare la differenza è dunque la medicina di precisione: “Il tumore del polmone ad oggi – puntualizza Antonio Passero, oncologo medico Divisione di Oncologia Toracica dello IEO di Milano – è quel tipo di malattia che siamo in grado di spacchettare, anche se il termine sembrerebbe un po’ grezzo, per migliorare gli esiti dei trattamenti e la sopravvivenza dei nostri pazienti. Questo grazie all’utilizzo di test genetici che ci permettono di capire al meglio la biologia della malattia, che significa capire perchè la malattia si sviluppa e quali sono le strade che utilizza per svilupparsi”.

“Andare a fare test genetici sul tumore permette effettivamente di individuare la terapia più corretta che si attaglia proprio al sottotipo di tumore che ho di fronte”, aggiunge Cortinovis.

I vari sottotipi di tumore mutano geneticamente. E circa un terzo dei pazienti con tumore non a piccole cellule presenta un’alterazione del cosiddetto gene EGFR: “Per EGFR sono più o meno 10 anni che abbiamo la possibilità di utilizzare dei farmaci mirati che vengono chiamati inibitori tirosin-chinasici – chiarisce ancora Passero -: delle piccole pillole che utilizzate tutti i giorni hanno la possibilità di migliorare la sopravvivenza di questi tumori riducendo chiaramente le tossicità rispetto alla chemio, riducendo anche i volumi di malattia”.

Farmaci come l’anticorpo monoclonale sviluppato da Jansenn per curare non il tumore, ma la mutazione: “Un farmaco che ci permette di andare su delle mutazioni specifiche, amivantamab, quindi delle mutazioni rare – sottolinea Daniela Curzio, Therapeutic Area Oncology Medical Manager Jansenn Italia -. Ma tanto è più rara la mutazione tanto più sembra nella storia della malattia che i farmaci possano essere efficaci perchè sono la medicina di precisione, quindi farmaci target. Noi lavoriamo con questo prodotto in pazienti che hanno il tumore polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato proprio pazienti che hanno mutazione EGFR con inserzione dei lesionamenti con questo farmaco, amivantamab, che è molto efficace su questo tipo di mutazione”.

I primi risultati sono incoraggianti: “C’è efficacia nella riduzione del tumore. Tant’è che la riduzione della progressione della malattia o la completa scomparsa della malattia è addirittura del 43% con una sopravvivenza di quasi 23 mesi. Quindi un dato importante per i pazienti e per i clinici”, conclude la manager di Jansenn Italia.