Tumore al polmone, presentato a Napoli nuovo protocollo... -2-

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Napoli, 18 nov. (askanews) - È il caso del recente studio Keynote 189 illustrato da Cesare Gridelli, direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino che ha dimostrato come l'immunoterapia con pembrolizumab in associazione alla chemioterapia in prima linea raddoppi la sopravvivenza dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico, con una riduzione del rischio di morte del 44% rispetto alla sola chemioterapia. L'obiettivo è mettere a punto nuove strategie terapeutiche immunoterapiche in prima linea in particolare nei pazienti che hanno un carcinoma polmonare non a piccole cellule che ad oggi non sono candidabili all'immunoterapia in prima battuta poiché esprime il marcatore genetico PDL-1 in quantità inferiore al 50%. A tal proposito i dati degli studi clinici dimostrano un vantaggio importante delle combinazioni di chemio e immunoterapia rispetto alla sola chemioterapia. Interessanti dati si stanno producendo anche con le combinazioni di più immunoterapici e di chemioterapia e due immunoterapici. L'utilizzo di farmaci innovativi ed efficaci, già dalla prima linea di trattamento, nei pazienti con tumore del polmone, porta un beneficio non soltanto in termini clinici ma anche economici sui costi diretti e indiretti e sulla produttività del sistema sanitario. Oltre ai fondi attualmente stanziati per i farmaci innovativi (500 milioni di euro annui) emerge la necessità di identificare nuove modalità di governance in grado di rispondere ai bisogni regionali in un'ottica di razionalizzazione delle risorse. La Campania è in prima fila a giovarsi di questo nuovo protocollo di cura in quanto prima regione in Italia per numero di casi di cancro al polmone. In Campania (dati Aiom) nell'anno 2019, sono stati diagnosticati 3mila nuovi casi di cancro al polmone tra gli uomini. Il tumore del polmone è del resto la neoplasia più diagnosticata al mondo (circa 2 milioni di diagnosi l'anno) e la principale causa di morte. In Italia, nel 2019, sono stimate 42.500 nuove diagnosi.