Tumore polmoni, nuovo biomarcatore per candidati immunoterapria -2-

red/rus

Roma, 23 dic. (askanews) - L'avvento dell'immunoterapia ha significativamente cambiato lo scenario terapeutico del tumore polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato di malattia. Tuttavia è essenziale l'identificazione di biomarcatori capaci di selezionare i pazienti che potrebbero avere un maggiore beneficio dalle terapie. Nivolumab, pembrolizumab e atezolizumab sono stati i primi farmaci immunoterapici ad essere approvati in seconda linea e pembrolizumab è attualmente lo standard di cura nei pazienti con alta espressione di PD-L1 (≥50%). Durvalumab, invece, è stato approvato come terapia di mantenimento nei pazienti in stadio III con PD-L1≥1% trattati con chemioterapia e radioterapia ed infine da inizio dicembre 2019, per i pazienti a istologia non-squamosa con PD-L1 <50%, la combinazione dell'immunoterapia con la chemioterapia è diventata la prima opzione di cura. Nonostante il beneficio di sopravvivenza ottenuto, che ha portato alla commercializzazione di tutti questi farmaci, soltanto una parte dei pazienti risponde al trattamento o sperimenta un beneficio duraturo. Infatti, in alcuni recenti studi retrospettivi è stato dimostrato come alcune caratteristiche cliniche e/o i livelli di alcuni indici infiammatori rilevati nel sangue periferico prima di iniziare il trattamento, possano essere correlati con una prognosi sfavorevole e/o una bassa risposta all'immunoterapia. L'espressione del PD-L1 sulle cellule tumorali è ad oggi l'unico biomarcatore disponibile nella pratica clinica, ma si tratta di un marcatore imperfetto, con molte limitazioni tecniche e biologiche.(Segue)