Tumore seno, esperti: test genomico ‘anti-chemio’ troppo raro

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 24 apr. (askanews) - Alcuni tipi di tumore del seno in fase iniziale, già operati, possono essere analizzati con un test genomico per definire la cura con più precisione, evitando la chemioterapia e soprattutto il rischio di ritorno della malattia: sono quelli con recettori ormonali postivi e HER2 negativo (oltre 70.000 nuovi casi all'anno). Eseguire il test nelle pazienti in cui è "incerto" il beneficio derivante dall'aggiunta della chemioterapia all'ormonoterapia adiuvate presenta 3 importanti vantaggi. Innanzitutto, aiuta il medico a definire l'utilità reale di proporre una chemioterapia combinata all'ormonoterapia, inoltre può evitare, ogni giorno, a 22 donne di utilizzare una terapia pesante e inutile. E infine rappresenta un risparmio per il Sistema Salute, evitando i costi di chemioterapie inutili. Eppure questo test ha ancora scarsa disponibilità di accesso: è infatti garantito dal Sistema Sanitario Nazionale solo a donne residenti in Lombardia, Toscana o a Bolzano, mentre nel restante territorio non è autorizzata la rimborsabilità, nonostante esista 'sulla carta' uno stanziamento governativo di 20 milioni di euro, non ancora esecutivo.

Per 'mobilitare' questo obiettivo è scesa in campo una campagna di sensibilizzazione "Chemio, se posso la evito", promossa da Europa Donna Italia che da sempre difende e promuove i diritti delle donne con tumore del seno, con il supporto di Società Scientifiche, di Fondazione AIOM, ROPI (Rete Oncologica Pazienti Italia) e altre Associazioni Pazienti. La campagna ha raccolto 15 mila firme per estendere a tutte le donne candidabili, a livello nazionale, l'accesso al test genomico favorendone, dunque, anche la corretta informazione. Con quest'ultimo obiettivo è nato il Quaderno dedicato al test genomico di Fondazione AIOM e ROPI che sarà presentato con un webinar lunedì 26 aprile alle 18:00 sui siti www.fondazioneaiom.it e www.reteoncologicaropi.it, da cui il quaderno è già scaricabile gratuitamente.

"Poche donne lo conoscono, invece il test genomico - spiega la presidente di Fondazione AIOM-ROPI, Stefania Gori - in pazienti affette da tumori del seno iniziale, operato, con recettori ormonali positivi, HER2 negativo, linfonodi ascellari sani o con massimo 3 linfonodi metastatici, rappresenta uno strumento efficace per stimare il reale beneficio di una chemioterapia in aggiunta alla terapia ormonale sul controllo di sviluppare una recidiva di malattia dopo la chirurgia. In possesso del risultato di rischio, l'oncologo potrà prescrivere con appropriatezza una chemioterapia adiuvante solo se di beneficio, e la donna potrà avere la certezza di non sottoporsi inutilmente a una cura pesante e con importanti effetti collaterali".