Tumori, alle Molinette Torino nuova frontiera contro mieloma multiplo

(Adnkronos) - Nuova frontiera contro il mieloma multiplo, all'Ospedale Molinette di Torino, grazie a farmaci teleguidati progettati per arrivare dritti al tumore, con l'obiettivo di eliminarlo attraverso un meccanismo innovativo. Dapprima rilevano in maniera altamente specifica il 'bersaglio' sulla cellula tumorale, un punto debole sulla superficie della cellula malata. Legandosi quindi al bersaglio sulla cellula di mieloma, sono in grado di rilasciare al suo interno citotossine anche 10mila volte più potenti della chemioterapia standard, senza impattare o riducendo al minimo i danni ai tessuti sani. Così agiscono gli anticorpi farmaco coniugati, una delle nuove frontiere dell'immunoterapia. Il mieloma multiplo, secondo tumore del sangue in Italia dopo il linfoma non-Hodgkin, è responsabile dell'1-2% di tutte le neoplasie e del 10-15% dei tumori ematologici. Ogni anno si stimano circa 5.700 nuovi casi.

Il primo anticorpo coniugato efficace nella cura del mieloma multiplo, belantamab mafodotin, è stato da poco approvato dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) - ricorda una nota - ed è già disponibile dallo scorso anno nei centri italiani grazie a un programma di 'Expanded access' dell'azienda che, dopo il via libera europeo, ha potuto fornire gratuitamente il farmaco ai centri che ne hanno fatto richiesta. Tra questi anche la Città della Salute di Torino, la cui Ematologia universitaria al momento ha in cura più di 300 pazienti affetti da mieloma multiplo. Oggi invece la cura è disponibile in modo ordinario.

"Nel nostro centro - spiega Roberto Mina, dirigente medico dell'Ematologia universitaria e ricercatore del Dipartimento di Biotecnologie molecolari e Scienze per la salute all'Università di Torino - sono circa una decina i pazienti affetti da mieloma multiplo recidivato e refrattario che abbiamo trattato con questo farmaco innovativo. I risultati ottenuti nella pratica clinica, la cosiddetta 'real life' - riferisce - sono in linea con i dati della letteratura scientifica, che hanno dimostrato che belantamab è in grado di indurre remissioni di malattia anche in pazienti precedentemente sottoposti a numerosi trattamenti precedenti e privi di ulteriori alternative terapeutiche efficaci, con un conseguente prolungamento della sopravvivenza, oltre ad un miglioramento della qualità della vita legato al miglioramento dei sintomi causati dalla malattia".

Gli studi confermano - dettaglia la nota - che un terzo circa dei pazienti (32%) trattati con belantamab ha raggiunto una risposta almeno parziale, e in alcuni casi la remissione completa. Tali risposte sono risultate durature nel tempo, con remissioni di circa 1 anno. La sopravvivenza globale mediana è stata di circa 14 mesi, certamente maggiore rispetto all'atteso. L'introduzione di nuovi farmaci con nuovi meccanismi d'azione è fondamentale per i pazienti affetti da mieloma multiplo, soprattutto se si considera che oggi per il mieloma multiplo non c'è ancora una cura definitiva e ogni innovazione come questa consente di aggiungere tempo e speranza a migliaia di persone.

Ma come funziona la cura? "Tecnicamente - illustra Mina - è un anticorpo monoclonale 'coniugato', composto cioè da due molecole". La prima è "un anticorpo monoclonale umanizzato (belantamab) specializzato nel raggiungere il bersaglio sulla cellula tumorale: un recettore espresso sulla superficie delle plasmacellule mielomatose, chiamato Bcma, antigene di maturazione dei linfociti B. Una volta legatosi alla superficie cellulare, belantamb entra rapidamente nella plasmacellula e 'sgancia' mafodotin", la seconda molecola di cui è composto il trattamento, "un chemioterapico che blocca i processi vitali della plasmacellula, provocandone la morte attraverso un meccanismo definito di apoptosi. In senso figurato, l'anticorpo si comporta come un 'cavallo di Troia'. A questa azione principale se ne affiancano altre di attivazione del sistema immunitario del paziente, che potenziano l'effetto contro il mieloma".