Tumori: associazioni, 'garantite cure nonostante Covid ma sfida è aperta'

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Tumori: associazioni, 'garantite cure nonostante Covid ma sfida è aperta'
Tumori: associazioni, 'garantite cure nonostante Covid ma sfida è aperta'

Roma, 19 dic. (Adnkronos Salute) – I pazienti con cancro hanno rischiato di pagare un prezzo salatissimo a causa della pandemia da Covid-19, ma l’oncologia e l’ematologia hanno saputo reagire ed hanno affrontato l’emergenza con forza e determinazione. Un rallentamento c’è stato, è innegabile, nella gestione delle patologie croniche e quindi anche nella presa in carico, assistenza e cura dei pazienti oncologici e onco-ematologici, ma si è anche accumulato un ‘bagaglio culturale’ e creato un precedente importante. Ora è tempo di capire come la pandemia ha influito sulla salute dei pazienti e pensare a rimettere in atto una concreta ripresa. A fare il punto è il Gruppo "La Salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere", coordinato da Salute Donna Onlus insieme a 33 associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici, nell’ambito del 7° Forum istituzionale, quest’anno in modalità virtuale.

Il Forum, evento di riferimento a livello nazionale per la valutazione e il dibattito sulle politiche sanitarie in ambito oncologico- riporta una nota – ha aperto una discussione con politici, Istituzioni, amministratori, clinici e pazienti su questo anno 2020 segnato dalla pandemia Covid-19. "Prendiamo atto del grande sforzo portato avanti dall’oncologia e dall’ematologia italiane durante la pandemia Covid-19 per non lasciare indietro i pazienti con una diagnosi di cancro, ma l’emergenza non è finita e dobbiamo fare in modo che controlli e prime diagnosi non siano ritardati. D’altro canto, il Parlamento e le Regioni continuano ad occuparsi dell’universo cancro attraverso atti normativi, di sindacato ispettivo ed indirizzo politico", dichiara Annamaria Mancuso, Coordinatrice del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” e presidente Salute Donna onlus.

"Anche per quest’anno – prosegue – registriamo una crescita di consapevolezza unita ad una migliore qualità degli atti stessi. I pazienti oncologici e onco-ematologici necessitano di politiche sanitarie dedicate che sappiano dare spessore e concretezza ai loro bisogni non soddisfatti. Dobbiamo continuare a condividere le nostre problematiche con i rappresentanti nazionali e regionali delle Istituzioni con il fine di ottenere un generale miglioramento dei processi di presa in carico e cura delle persone affette da tumore".

Il rilevante impegno delle Istituzioni nazionali e regionali per tutelare i diritti e la presa in carico dei pazienti con tumore in questi mesi di pandemia è stato premiato nella seconda edizione del Cancer Policy Award, riconoscimento onorario assegnato ai politici che hanno interpretato e tradotto in atti a livello nazionale e regionale i punti qualificanti dell’accordo di legislatura sottoscritto dalle associazioni dei pazienti con le Istituzioni. I riconoscimenti sono stati conferiti oggi, nel corso del Forum istituzionale, dalle associazioni e da una Giuria tecnico-scientifica.

"L’oncologia italiana – afferma Filippo de Braud, direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell'Istituto nazionale dei Tumori di Milano – è stata abbastanza coesa in questo anno di pandemia, grazie anche alla comunicazione organica e tempestiva attuata dalla nostra società scientifica, l’Aiom, che ha dato a tutti noi regole di comportamento precise. Nel momento più critico – sottolinea – sono state fatte scelte di razionamento che hanno privilegiato alcuni approcci terapeutici e le tante iniziative di riorganizzazione strutturale e clinica hanno consentito ai pazienti di muoversi il meno possibile e di evitare il più possibile il rischio di contagio. In questo complesso scenario, la ricerca oncologica è andata avanti e gli studi sperimentali nel nostro Paese sono stati mantenuti aperti con reclutamento di pazienti".

"Il domani – prosegue De Braud – si gioca sul vaccino e su regole di salvaguardia delle persone, tenendo ben presente che solo il rispetto delle regole consente una maggiore libertà. Covid-19 ci lascia in eredità un bagaglio culturale che va ottimizzato – ammonisce -: tutto quello che è stato fatto in emergenza è un regalo per il futuro, una preziosa risorsa che permette di curare più persone".

In questo anno in Italia sono stati riorganizzati drasticamente i percorsi di cura tentando di mantenere inalterata la qualità dell’assistenza, sono stati messi in sicurezza i percorsi per i pazienti con patologie oncologiche, sono state pubblicate le linee guida per il trattamento dei pazienti oncologici e onco-ematologici; ma la sfida è andata oltre, in taluni casi, alle reali possibilità di strutture e personale sanitario, nonostante gli immensi sforzi di questi ultimi, perché troppo elevata la richiesta di risorse umane e strumentali per rispondere al carico assistenziale con percorsi di sicurezza per i pazienti più a rischio come quelli affetti da un tumore.

"Le cose in ematologia hanno funzionato, soprattutto per iniziativa personale di medici e infermieri – sostiene Marco Vignetti, presidente Fondazione Gimema -. Il numero di pazienti con tumore del sangue seguiti durante la pandemia è pressoché identico a quello dei pazienti seguiti prima del coronavirus grazie a strumenti tecnologici di telemedicina e teleconsulto, che hanno vicariato l’accesso tradizionale alle strutture ospedaliere. Si è cercato di mantenere anche lo stesso numero di prime visite, sebbene si sia assistito ad un calo fisiologico degli accessi per timore del contagio; un rallentamento si è avuto nelle sperimentazioni cliniche, che costituiscono la punta di diamante della ricerca sulle malattie del sangue".

"Nei prossimi mesi – afferma – sarà necessario implementare la telemedicina con l’ingresso di figure altamente formate e competenti; è urgente poi investire sulle Reti, attualmente finanziate da fondi privati, Reti che ci sono e che in molti casi funzionano bene da anni, ma vanno formalizzate e necessitano di risorse pubbliche". La sfida dunque è ancora aperta – conclude la nota – ma l’oncologia e l’ematologia italiane hanno tutte le carte in regola per vincerla, se il supporto delle Istituzioni sarà costante e rilevante.