Tumori: cancro in gravidanza per 600 italiane l'anno, sfida si puo' vincere

Milano, 12 apr. (Adnkronos Salute) - Aspettare un figlio e ritrovarsi a lottare contro il cancro. Ogni anno in Italia sono quasi 600 le donne che ricevono una diagnosi di tumore in gravidanza: la gioia di portare in grembo una nuova vita, e insieme il dolore del male che avanza dentro di sé e che sembra costringere a una scelta. Rinunciare al bambino e curarsi, oppure farlo nascere e rischiare di morire. Un bivio crudele che resiste nell'immaginario collettivo, ma che è ormai superato dai progressi della medicina, assicurano gli esperti riuniti oggi e domani a Milano per il meeting 'Cancer and Pregnancy'. "Combattere un tumore in gravidanza - dicono i medici - oggi è una sfida che può essere vinta".

Scoprire di avere un cancro nei 9 mesi dell'attesa capita a una futura mamma su mille. "Considerando che in Italia si contano ogni anno circa 500 mila gravidanze, possiamo stimare che nel nostro Paese la diagnosi di tumore durante la gestazione riguardi da 450 a 600 donne", spiega all'Adnkronos Salute Fedro Alessandro Peccatori, dell'Unità operativa di fertilità e procreazione in oncologia dell'Ieo di Milano. Le neoplasie più frequenti 'col pancione' sono il cancro al seno, i tumori ematologici come leucemie e linfomi, quelli ginecologici come i carcinomi alle ovaie e all'utero, e il melanoma. I numeri del problema sono in crescita in tutto il mondo e il primo fattore sotto accusa è l'età sempre più elevata delle madri, con casi estremi di 'mamme nonne'. Perché l'incidenza del cancro aumenta proprio con l'avanzare degli anni.

"Il concetto - precisa Peccatori - è che una donna malata di cancro deve ricevere lo stesso trattamento sempre, che aspetti o meno un figlio. In linea generale, infatti, chirurgia e chemioterapia sono possibili anche in gravidanza, mentre sono controindicate radioterapia e terapia ormonale. Certo, però, è necessario che la donna venga assistita da un'équipe multidisciplinare in centri specializzati con un'elevata competenza in materia. Un 'know-how' che purtroppo è ancora poco diffuso". E così c'è chi per curarsi abortisce ("secondo i dati della letteratura scientifica il 30-40% delle donne che ricevono una diagnosi di cancro nel primo trimestre di gestazione"), o all'opposto c'è chi rifiuta le cure pensando che sia l'unico modo per partorire un figlio sano. Storie di 'madri coraggio' che periodicamente riempiono le pagine di cronaca, ma che "veicolano un messaggio sbagliato", denuncia Peccatori. Quello da diffondere è un altro: "Non c'è bisogno di scegliere fra la vita o la morte".

In una società in cui le donne diventano madri sempre più tardi, dunque, i tumori in gravidanza sono un problema in crescita da affrontare con strategie ad hoc. "Diminuisce il numero di donne che concepiscono un figlio prima dei 20 anni e si riduce la durata dell'allattamento - osserva Peccatori - due fattori di protezione soprattutto nei confronti del tumore al seno, che non a caso ha visto un aumento di incidenza proprio nelle donne giovani. Diventa quindi necessaria una maggiore attenzione anche durante la gravidanza". Considerando che "la diagnosi precoce di qualunque neoplasia permette di migliorare significativamente la sopravvivenza", per l'esperto "bisogna definire screening semplici, ma sistematici anche durante la gravidanza, come l'esame del seno e degli organi genitali, e soprattutto fare cultura tra le donne e i medici".

"Il medico deve fornire alla paziente le informazioni più accurate per stabilire quando e come iniziare le terapie generalmente utilizzate, e queste scelte possono essere influenzate da convincimenti etici, legali personali, religiosi", osserva Giovanna Scarfone, Unità operativa di ostetricia e ginecologia della Fondazione Irccs Policlinico di Milano. "Per alcuni tumori il trattamento può essere rimandato dopo il parto - aggiunge la specialista - ma per prima cosa il medico deve definire lo stadio della malattia, per minimizzare i possibili effetti negativi di una terapia rimandata nel tempo". L'obiettivo, concordano gli esperti, è "mettere a disposizione della paziente la stessa gestione della malattia e la stessa possibilità di sopravvivenza di una paziente non gravida", eppure ancora oggi "il trattamento dei tumori in gravidanza è associato a errori inaccettabili", prosegue Scarfone. "Per esempio un'ingiustificata interruzione della gravidanza, oppure la scelta di una strategia terapeutica inadeguata".

"Gran parte della gestione non adeguata delle pazienti malate di cancro in gravidanza - ribadisce Peccatori - dipende dalla mancanza di competenze sul territorio. Si tratta infatti di un ambito molto specialistico, che necessita di un intervento 'di squadra' in cui operino fianco a fianco oncologo, ginecologo, chirurgo, neonatologo e psicologo. Da noi all'Istituto europeo di oncologia, per esempio, da 10 anni abbiamo in corso una collaborazione con l'ospedale Mangiagalli della Fondazione Policlinico".

"Oggi esistono molte più terapie rispetto a pochi anni fa, e anche il tumore in gravidanza può essere trattato con tecniche chirurgiche e farmacologiche che prima si ritenevano controindicate", prosegue Oreste Gentilini, vice direttore Divisione di senologia dell'Ieo di Milano. Ecco perché la Società europea di oncologia ginecologica (Esgo) ha costituito la task force 'Cancer in Pregnancy', per elaborare documenti di consenso sulla diagnosi e il trattamento dei tumori ginecologici e della mammella durante la gravidanza.

Ad esempio, è ormai accettato dalla maggior parte dei ricercatori che, con le dovute accortezze, si possa fare la biopsia del linfonodo sentinella anche in gravidanza. Quanto alla chemioterapia, riassume Gentilini, "in generale riteniamo opportuno rimandarla dopo l'inizio del secondo trimestre di gravidanza. Tra i farmaci più pericolosi c'è il metotressato, sconsigliato anche nelle fasi successive della gestazione; tra quelli più sicuri ci sono le antracicline, antibiotici antitumorali che sono stati utilizzati dopo il primo trimestre senza effetti collaterali evidenti sulla madre o sul feto. La gravidanza va comunque monitorata con estrema cura in un ambiente molto specialistico", raccomanda l'esperto. Sempre in linea generale, la chirurgia può essere eseguita con sicurezza a ogni stadio della gravidanza. Invece le terapie per i tumori al seno Her2-positivi, come trastuzumab, non sono raccomandati per il rischio di danni al feto. Infine, per nuovi farmaci come bevacizumab e gli inibitori della tirosin-chinasi non ci sono ancora informazioni in materia.

Quanto ai tumori ginecologici, durante il primo trimestre di gravidanza e nel secondo trimestre, esami come la risonanza magnetica sono utili per stabilire lo stadio del tumore e pianificare un possibile approccio conservativo. Nelle pazienti con neoplasia iniziale si può decidere di rimandare il trattamento finché il feto non ha raggiunto la maturità polmonare, mentre è più complessa e discussa la gestione delle pazienti con tumore avanzato. Anche se l'esposizione alla chemio in utero dopo il primo trimestre non sembra determinare anomalie congenite, si tratta comunque di gravidanze ad alto rischio che necessitano di assistenza medica intensa prima, durante e dopo il parto.

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