Tumori: combinazione farmaci trasforma cellule malate in grasso

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Milano, 19 set. (askanews) - La combinazione di due farmaci, la trabectedina e il pioglitazone, trasforma il liposarcoma da tumore maligno in tessuto simile a grasso normale. E' il risultato di uno studio condotto da ricercatori dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, sostenuto da Fondazione Airci, e pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Clinical Cancer Research. I ricercatori hanno utilizzato cellule e animali di laboratorio insieme a tessuti di liposarcoma ottenuti da pazienti, dimostrando che la combinazione tra i due farmaci fa regredire il tumore e ne impedisce la ricrescita. Questo fenomeno è stato osservato anche in liposarcomi in cui la trabectedina da sola non era efficace perché il tumore era diventato resistente al farmaco.

Un importante contributo al successo della ricerca è stato fornito da Roberta Frapolli, Responsabile dell'Unità di Terapia Sperimentale Preclinica del Mario Negri, che ha messo a punto alcuni modelli sperimentali delle forme più aggressive di liposarcomi mixoidi, essenziali per indagare la biologia della malattia e studiare gli effetti di trabectedina e di pioglitazone. "Senza quei modelli non avremmo potuto raggiungere questi risultati - sostiene Maurizio D'Incalci, Capo Dipartimento Oncologia dell'Istituto Mario Negri -. Si tratta dei migliori modelli sperimentali di questa malattia finora sviluppati al mondo perché risultano predittivi di quanto accade nel paziente".

Per il successo di questo progetto è stata essenziale anche la collaborazione con la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, con il suo gruppo di clinici, guidati da Paolo Casali, dedicati alla cura dei sarcomi, all'avanguardia nella diagnosi e nelle terapie di queste malattie. In particolare, un ruolo importante in queste ricerche è stato svolto dalla patologa Silvana Pilotti, che per prima ha intuito che, con la combinazione dei due farmaci, il liposarcoma potesse acquisire caratteristiche più simili a quelle del tessuto normale. Le osservazioni di Silvana Pilotti sono poi state studiate dall'Unità di Genomica Traslazionale dell'Istituto Mario Negri, diretta da Sergio Marchini, che, con l'aiuto dei ricercatori bioinformatici del suo gruppo, ha ricostruito i meccanismi molecolari del differenziamento adipocitario del tumore.

"Se i risultati ottenuti in laboratorio si confermassero in clinica, all'interno di uno studio pilota in via di sviluppo - conclude Maurizio D'Incalci - questo sarà il secondo caso, dopo quello della terapia della leucemia promieolocitica con l'acido retinoico, in cui una terapia antitumorale funziona non perché uccide le cellule tumorali, ma perché le differenzia, cioè le fa diventare cellule normali".