Tumori infantili, Aieop: in ultimi 30 anni aumentati quasi... -2-

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Roma, 14 feb. (askanews) - Lo studio AIEOP rafforza la consapevolezza, ormai consolidatasi nell'ultimo decennio all'interno della comunità scientifica internazionale, secondo cui gli adolescenti rappresentino un sottogruppo di pazienti particolare, con problematiche epidemiologiche, cliniche, biologiche, psicologiche e sociali tali da richiedere un approccio dedicato. "Uno degli aspetti cruciali - puntualizza Marco Zecca, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Oncoematologia Pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia e presidente di AIEOP - è proprio quello dell'accesso alle cure e dell'arruolamento nei protocolli clinici. L'età di mezzo dell'adolescenza rischia di rimanere in qualche modo in una 'terra di nessuno' tra il mondo dell'oncologia pediatrica e quello dell'oncologia medica dell'adulto. A dispetto dell'ottimizzazione dei percorsi di cura in atto con successo nel mondo dell'oncologia pediatrica per i pazienti di età inferiore ai 15 anni, gli adolescenti rischiano al contrario di non ricevere le terapie migliori o di riceverle in ritardo, con conseguenze sulle loro possibilità di guarigione, al punto che, a parità di malattia e stadio, un adolescente ha minori probabilità di guarigione di un bambino".

L'ennesima conferma in tal senso arriva da un altro studio dal titolo "Outcome of adolescent patients with acute lymphoblastic leukaemia aged 10-14 years compared with those aged 15-17 years: Long term results of 1094 patients of the AIEOP-BFM ALL 2000 study", pubblicato lo scorso novembre dall'European Journal of Cancer. L'articolo analizza i risultati della terapia negli adolescenti (10-18 anni) con leucemia linfoblastica acuta, rispetto ai bambini (< 10 anni), trattati nel protocollo AIEOP-BFM 2000. Tale protocollo ha incluso i pazienti in età pediatrica di Italia, Germania, Austria e Svizzera. L'analisi, condotta da Anna Maria Testi, dell'Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con altri ricercatori, rileva che gli adolescenti hanno, all'esordio della malattia, caratteristiche biologiche mediamente più sfavorevoli. In particolare i pazienti con un'età inferiore a 15 anni hanno più probabilità di guarire rispetto agli adolescenti > 15 anni (sopravvivenza libera da malattia a 5 anni 76% contro 70%). A fronte di una probabilità di recidiva della malattia del 18%, simile per i due gruppi di età, la ragione principale della maggiore probabilità di fallimento nei ragazzi più grandi è soprattutto la maggiore mortalità per tossicità (incidenza cumulativa di morte a 5 anni dall'esordio della malattia 2,6% verso 7,4%).

"Pertanto - afferma Adriana Balduzzi, membro del Consiglio Direttivo dell'AIEOP e medico della Clinica Pediatrica dell'Università degli Studi di Milano Bicocca, che commenta l'articolo - la scommessa è che le terapie innovative, che si basano sull'immunoterapia, possano ridurre la tossicità nei ragazzi e, quindi, migliorare le probabilità di successo della terapia anche nella fascia di età oltre i 15 anni".