Tumori, terapie Car-T contro i linfomi non Hodgkin aggressivi -2-

Cro-Mpd

Roma, 15 ott. (askanews) - Le CAR-T sono delle nuove forme di terapia cellulare molto particolari, in cui gli stessi linfociti, ossia i globuli bianchi che difendono dalle infezioni e dai tumori, vengono prelevati dal paziente e vengono mandati in centri specializzati, dove vengono modificati geneticamente tramite vettori virali. Questi linfociti T appartenenti a un paziente con neoplasia, sono cellule diventate incapaci di agire contro la neoplasia stessa. Per ripristinare la loro capacità di reagire contro la neoplasia, i linfociti vengono reingegnerizzati geneticamente, in modo tale che possano esprimere sulla loro superficie un cosiddetto "recettore chimerico": si tratta di una molecola di riconoscimento per individuare nel paziente le cellule malate, si possono legare a loro e ricevono un segnale di attivazione per distruggere la cellula dannosa. Questa terapia consente così di eliminare la cellula tumorale.

"I risultati ottenuti dall'utilizzo dei CAR-T su alcuni tumori del sangue, in particolare per il trattamento della leucemia linfoblastica acuta a cellule B e del linfoma B a grandi cellule, per le quali c'è già stata l'approvazione europea e dell'AIFA, hanno aperto la strada alla sperimentazione clinica su altre forme di tumore - spiega Paolo Ascierto, Direttore Struttura Complessa Oncologia Medica Melanoma. Immunoterapia Oncologia e Terapie Innovative, Dipartimento di Ematologia e Terapie Innovative, Istituto Nazionale dei Tumori IRCCS, Fondazione "G. Pascale". - Stanno infatti emergendo i primi segni di efficacia clinica anche sui tumori solidi, suggerendo un probabile successo imminente anche per questa tipologia di tumori. Attualmente si contano infatti più di duecento studi clinici volti a valutarne l'efficacia e la sicurezza in pazienti affetti non solo da tumori ematologici (tra cui anche il mieloma), ma anche da tumori solidi (tra cui quello della mammella, del pancreas, del polmone, del cervello, di testa e collo). La difficoltà che si risconta in questo ultimo gruppo di tumori risiede nella difficoltà di trovare un antigene specifico. A differenza dei tumori liquidi infatti, che esprimono recettori specifici , i target delle cellule CAR-T per i tumori solidi difficilmente si trovano solo sulle cellule tumorali pertanto si corre il rischio di andare ad attaccare anche cellule di organi vitali determinando lo sviluppo di tossicità. Tuttavia si sta cercando di superare tale limite "costruendo" un recettore specifico attraverso l'ingegneria genetica che abbia come target solo gli specifici antigeni tumorali dei tumori solidi. I dati più interessanti ad oggi riguardano i pazienti con neuroblastoma, su cui un nuovo tipo di CAR-T ha portato a una risposta completa di tre pazienti su undici, senza tossicità sul bersaglio e fuori dal tumore".