Tumori urologici: più sopravvivenza dall'immunoterapia

Gci

Venezia, 13 ott. (askanews) - L'immunoterapia è la 'protagonista' nel trattamento post-chirurgico di alcuni tumori urologici, anche difficili e complessi: il carcinoma renale avanzato (RCC), 129 mila casi in Italia (85 mila fra gli uomini e 45 mila circa fra le donne, di cui sono attesi rispettivamente per il 2018 oltre 8 mila e 4.500 nuove diagnosi), il tumore vescicale non muscolo-invasivo di alto grado o casi metastatici selezionati, patologia con cui convivono oltre 277 mila persone (219 mila uomini vs 58 mila donne con casi attesi per il 2018 rispettivamente di 24 mila e 5.700), il tumore della prostata che interessa 500 mila maschi, cui si aggiungeranno per il 2018 37 mila nuovi casi secondo i dati AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica).

Forme tumorali che 'bersagliate' con specifici e innovativi anticorpi monoclonali, già approvati dalla statunitense Food&Drug Administration, avrebbero dimostrato l'efficacia in studi clinici in gran parte già in fase III, apportando significativi miglioramenti in termini di risposta alla malattia e aumento della sopravvivenza. Dati positivi sia in caso di monoterapie, con il solo anticorpo monoclonale, ma con aspettative ancora più promettenti quando combinati ad altri chemioterapici.

"Come Società Italiana di Urologia - spiega Giuseppe Carrieri, ordinario di Urologia dell'Università di Foggia e responsabile Ufficio Educazionale della SIU e moderatore dell'evento - siamo estremamente lusingati dell'esser stati scelti dall'AUA quale primo congresso di un paese europeo per la diffusione di tali dati estremante innovativi, dimostrando cosi la sempre maggior importanza dell'interazione tra Società Scientifiche di diversi paesi".