Tunisia, Majdi Karbai: "Carenza beni di prima necessità"

(Adnkronos) - In Tunisia è "tutto imprevedibile". Dal quadro sociale ed economico, una crisi economica che da anni affligge il Paese ed è aggravata dalla guerra in Ucraina con il grano che viene a mancare, alla situazione politica. E "c'è carenza soprattutto di beni di prima necessità, farina, olio, semola" e "adesso nessuno vuole investire in Tunisia". A parlare è Majdi Karbai, deputato tunisino eletto alle elezioni politiche del 2019 con la Corrente democratica in rappresentanza dei suoi connazionali in Italia. Il 30 marzo scorso però il presidente tunisino, Kais Saied, ha annunciato lo scioglimento del Parlamento, otto mesi dopo averne sospeso i lavori. Un presidente che "ha preso in mano tutti i poteri", dice Karbai, che ad Aki - Adnkronos International sottolinea di essere "sotto inchiesta giudiziaria" in Tunisia "con gli altri parlamentari".

"Se tornassi in Tunisia rischierei", afferma. Karbai vive a Milano, ma è sempre un fiume in piena quando gli si chiede del suo Paese. E oggi parla di "carenza di beni di prima necessità" senza dimenticare che il 2011 era l'anno della "'Rivoluzione del pane'". "Pane, libertà, dignità", era lo slogan della Rivoluzione dei Gelsomini. Dieci anni dopo la fine dell'era Ben Ali è in quella stessa Tunisia che "c'è carenza di farina, olio, semola", in quella stessa Tunisia che "ogni mese si registra un aumento del prezzo della benzina di circa il 3%". Secondo Middle East Eye, la Tunisia importa circa metà del grano dall'Ucraina. "L'aumento dei prezzi - afferma - incide sulla vita quotidiana. E se non arriverà il prestito del Fondo monetario internazionale sarà un problema. Ci sono ritardi sui pagamenti degli stipendi pubblici, anche delle pensioni".

Questo il quadro dipinto da Karbai che denuncia come "il modello democratico su cui hanno investito tanti Paesi sia attualmente in bilico", dopo "lo scioglimento del Parlamento, del Consiglio superiore della magistratura" e dopo che il "presidente ha messo le mani sull'istanza superiore indipendente per le elezioni (Isie)". "Non c'è un dibattito politico, non c'è un dialogo" e "ha in mano tutto il potere", incalza, parlando di come i "parlamentari" tunisini "siano sotto inchiesta giudiziaria".

"Io personalmente, se andassi in Tunisia, rischierei di non tornare in Italia - dice - I parlamentari sono accusati di cospirazione contro lo Stato dopo la plenaria virtuale che abbiamo organizzato il 30 marzo con il voto per annullare tutte le misure eccezionali adottate dal presidente. Adesso stanno convocando i parlamentari davanti al polo antiterrorismo. E' quello che faceva Ben Ali, accusava i suoi oppositori di terrorismo. E con queste accuse si rischia la pena di morte".

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