"Tuo figlio non ti somiglia", padre chiede test del dna... e scopre che non è suo figlio

(Getty)

di Fabrizio Arnhold

“…guarda che tuo figlio non di somiglia”. Una frase scritta su Facebook senza molta importanza. Almeno all’inizio perché poi ha cominciato a diventare un pensiero fisso. Tanto da far decidere ad un operaio 30enne di ricorrere all’esame del dna, contro il parere della mamma. E dal risultato è emerso che quel bambino non era suo figlio, ma che il papà era proprio l’autore del post su Facebook.

Il test del dna

A quel punto la compagna ha dovuto ammettere di aver avuto rapporti anche con un altro uomo nel momento del concepimento del figlio. Così l’operaio, residente a Pesaro, ha avviato una causa di disconoscimento della paternità davanti al tribunale di Pesaro e ha lasciato la casa dove viveva con la compagna. Il bimbo, di pochi anni, non ha più visto da un giorno all’altro l’uomo che chiamava papà.

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Il vero padre

Il papà è proprio l’autore di quel post su Facebook che, evidentemente, conosceva perfettamente la situazione. “Tutto questo è emblematico dei disastri che possono essere provocati da Facebook o dai social in generale”, commenta l’avvocato Valeria Bertolucci che ha seguito la vicenda. “I social network sono una grande risorsa comunicativa ma solo se non usati come clava”.

Il riconoscimento di paternità

Adesso il vero padre naturale del bambino dovrà fare il riconoscimento di paternità e una volta ottenuto chiedere al tribunale di mettere al bambino anche il suo cognome. Quest’ultimo passaggio sarà possibile solo nel caso in cui la madre fornisse il suo consenso, avvallando la richiesta del doppio cognome per il figlio.

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