Turchia: perché oggi l'Europa è più lontana

Duccio Fumero
I risultati confermano la roccaforte di Erdogan, cioè l’Anatolia più profonda e rurale, quella tradizionalista e islamica. (Credits – Getty Images)

I risultati del referendum dell’altro giorno in Turchia non sono solo qualcosa di rivoluzionario per le sorti del Paese sul Bosforo, ma ha ripercussioni che coinvolgono una grande fetta del mondo intero, a partire dall’Europa. Quell’Europa cui il governo di Ankara ha bussato da anni per entrare, ma che ora appare più lontana.

Tayyip Recep Erdogan, il rais della Turchia, con la vittoria del sì al referendum avrà mani ancora più libere per un governo autoritario, dopo che il fallito golpe (ma è stato un vero golpe?) del luglio scorso gli aveva già dato più poteri, con buona parte dell’opposizione finita in galera, così come la maggior parte dei giornalisti non allineati con lui. Ora, però, la riforma costituzionale gli dà ancora più potere, anche se lo stesso Erdogan nei mesi scorsi ha promesso di non portare la Turchia a una svolta ancora più autoritaria e liberticida, anche se gli esperti dubitano che ciò accadrà.

Inoltre, il referendum è stato vinto, ma non stravinto, da Erdogan, con meno del 52% dei voti a favore della riforma costituzionale. Un risultato che ha spaccato ancor più un Paese già diviso, con migliaia di manifestanti scesi in strada nelle maggiori città turche subito dopo l’ufficializzazione dei risultati per protestare contro un risultato che lascia molti dubbi. Anche l’Osce parla apertamente di irregolarità nel voto, con molte schede che sono state contate anche se non avevano il timbro del comitato elettorale. Brogli, dubbi sui risultati, ma soprattutto un voto che spacca anche geograficamente il Paese.

I risultati, infatti, confermano la roccaforte di Erdogan, cioè l’Anatolia più profonda e rurale, quella tradizionalista e islamica. I “no”, invece, hanno avuto la maggioranza nelle metropoli, da Istanbul alla capitale Ankara, dove il rifiuto alla riforma del Rais ha superato il 51%, ma soprattutto la laica Smirne, dove il “sì” non ha superato il 30% delle preferenze. Insomma, la Turchia moderna, produttiva, ricca e laica ha voltato le spalle a Erdogan, che fa ancora affidamento alle zone più rurali, tradizionaliste e musulmane.

Come fa, dunque, una Turchia che ha votato una riforma costituzionale autoritaria a far parte dell’Europa, soprattutto se il “sì” è stato non solo un voto pro-Erdogan, ma dichiaratamente un voto anti-Occidentale, con lo stesso leader che ha parlato di “un voto contro i colonialisti”, cioè contro l’Europa e gli USA? Il problema, però, è che la Turchia è sempre più centrale nella geopolitica del Mediterraneo, con la questione migranti e quella della lotta al terrorismo che passano dalle politiche di Ankara. Cosa farà, dunque, l’Europa, anche pensando che i turchi residenti in Europa (in particolare in Germania, Austria, Francia e Olanda) hanno votato in stragrande maggioranza per il sì?

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