Turchia: prof Università Ankara, 'caso chiuso se Draghi non critica più Erdogan'

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
·2 minuto per la lettura

Tra Turchia e Italia "a mio avviso il caso è chiuso e non ci saranno ulteriori tensioni nell'immediato futuro a condizione che Draghi non faccia dichiarazioni simili". E' quanto sostiene Huseyin Bagci, professore di Relazioni internazionali all'Università tecnica del Medio Oriente (Metu) e presidente del Foreign Policy Institute di Ankara, intervistato da Aki-Adnkronos International all'indomani delle parole al vetriolo pronunciate dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, contro il presidente del Consiglio, Mario Draghi, che l'aveva definito "un dittatore".

Secondo Bagci, questo genere di accuse ha come risultato solo quello di avvantaggiare "un politico machiavellico" come Erdogan. "Come abbiamo visto durante il referendum del 2017 in Turchia, ogni dichiarazione polarizzante è benvenuta da parte di Erdogan, la cui popolarità aumenta quanto più i politici dell'Ue lo chiamano dittatore", spiega il professore, secondo cui i turchi sono "molto sensibili" su questo tema.

Ogni attacco sferrato contro di lui, prosegue Bagci, viene utilizzato da Erdogan che "sfrutta gli errori dei governanti stranieri per scopi puramente interni e di propaganda, finora con molto successo. La polarizzazione tra la Turchia ed i Paesi europei ora continua con l'Italia dopo Francia, Olanda e Germania e l'Italia finora è l'anello più debole!".

"Draghi - prosegue l'esperto - sul 'sofagate' è stato erroneamente informato del comportamento diplomatico della parte turca. Piuttosto è stato un errore del protocollo di Michel e von der Leyen, non un errore turco come successivamente chiarito dallo stesso Michel".

Sulle conseguenze delle parole di Draghi sui rapporti tra Italia e Turchia, "danneggiati" secondo Erdogan, Bagci ritiene di "non aspettarsi che i contratti esistenti vengano rescissi. Nel settore della Difesa ci sono molti contratti per grandi quantità di denaro. Turchia e Italia sono buoni partner finora".

Se sul piano economico i due Paesi hanno da anni stretto una forte collaborazione, in Libia lo scenario appare ben diverso, con molti osservatori che hanno evidenziato la rivalità tra Ankara e Roma anche nella prospettiva della ricostruzione. Per Bagci, tuttavia, "l'obiettivo turco in Libia non è estromettere l'Italia, ma piuttosto lavorare insieme per bilanciare il ruolo di Usa e Russia".

"La presenza della Turchia in Libia come potenza militare ed economica continuerà - assicura - La visita del primo ministro libico con i suoi 14 ministri due giorni fa ne è il miglior esempio, ma la Libia "non è una 'colonia' della Turchia o sotto amministrazione turca".

Secondo il professore, il futuro del Paese dipenderà da come agirà il nuovo governo libico che uscirà dalle elezioni in programma a dicembre di quest'anno. "Penso che la Turchia e l'Italia potrebbero stringere una buona alleanza dall'energia alle infrastrutture per ricostruire la Libia - conclude - Ci sono molti problemi nel Mediterraneo e né la Turchia né l'Italiano sono gli unici che li creano".