Tutte le ipotesi per l'uccisione del capo ultrà dell'Inter

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AGI - Non escludono alcuna pista gli inquirenti milanesi che indagano sull'omicidio di Vittorio Boiocchi, il pluripregiudicato capo ultrà dell'Inter ucciso sabato sera in via Fratelli Zanzottera nel quartiere periferico del Figino.

Chi l'ha ucciso e chi verosimilmente ha dato l'ordine conosceva bene le abitudini e gli orari del 69enne. Ieri sera i due killer lo hanno aspettato sotto casa. Sapevano che entro le 21 Boiocchi doveva rientrare per via del provvedimento della sorveglianza speciale che gli vietava di uscire da quell'ora fino alle 6 del mattino.

Fino poco prima delle 20, Boiocchi era fuori lo stadio Meazza per il pre partita di Inter-Sampdoria. Si è fatto poi portare a casa in motorino non avendo la patente. Quando il suo accompagnatore è ripartito, il killer è entrato in azione.

Sparatoria a Milano, morto Vittorio Boiocchi, storico capo ultrà dell'Inter #vittorioboiocchi #inter #ultrà #calcio #localteam pic.twitter.com/Ty0QpT5msg

— Local Team (@localteamtv) October 29, 2022

Almeno due dei cinque proiettili sparati da una semiautomatica calibro 9x21 sono andati a segno: uno al fianco e l'altro al collo. Colpi fatali che hanno causato la morte di Boiocchi in ambulanza prima ancora di arrivare all'ospedale San Carlo.

È' nei molteplici business opachi e nelle frequentazioni con altri pregiudicati che si stanno concentrando gli investigatori della sezione Omicidi della Mobile, diretti dal primo dirigente Marco Calì e guidati dal funzionario Domenico Balsamo, sotto il coordinamento del pm Paolo Storari.

Non viene poi trascurata l'ipotesi - anche se allo stato non è la più quotata - che l'agguato sia maturato nel mondo del tifo. Nel 2019 Boiocchi era riuscito con prepotenza a riconquistare un ruolo di primissimo piano nelle gerarchie di vertice della Curva Nord nerazzurra. Un ritorno - come spiegano inquirenti e frequentatori del secondo anello Verde di San Siro - che aveva suscitato più di un malumore.

In particolare, per l'ossessione di soldi e potere di uno dei fondatori negli anni '80 del gruppo "Boys San" aveva creato una spaccatura netta nel direttivo della Nord. Un elemento certificato proprio sabato sera allo stadio.

Prima la scelta di rimuovere gli striscioni e solo all'intervallo la decisione di abbandonare gli spalti. Con diversi tifosi costretti ad uscire contro la loro volontà. Alcuni di loro, tra cui padri con bambini, hanno denunciato l'episodio sui social scatenando l'ennesima polemica sul controllo del tifo da parte del mondo ultrà.

Sei il mio eroe. pic.twitter.com/YuNHK6kIzZ

— Fra (@francy97inter) October 29, 2022