"Tutti abbiamo momenti di incoscienza ma non ce ne accorgiamo", lo sconvolgente risultato di una ricerca svizzera

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La nostra coscienza potrebbe non essere sempre tale. A mettere in discussione quella che appare un’incontrovertibile percezione della nostra quotidianità è uno studio recentemente pubblicato su PLOS Biology, secondo il quale almeno una volta al minuto gli esseri umani perderebbero per circa 400 millisecondi la propria percezione di sé e la cognizione del tempo. 

Stati, questi, nei quali perderemmo quindi la nostra coscienza, e che avvengono durante attività del tutto comuni come recarsi al lavoro, guidare, parlare con qualcuno. Nonostante la nostra mente ci “inganni” facendoci percepire di non perdere mail “il filo” della nostra coscienza, quest’ultima sarebbe quindi differente da un film che scorre fotogramma per fotogramma di fronte ai nostri occhi

A realizzare lo studio sono stati i ricercatori della Swiss Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), che hanno ipotizzato la presenza di due fasi della coscienza: una prima fase, quella dell’inconsapevolezza, sarebbe quella in cui il nostro cervello processa i dati della realtà. Avrebbe così inizio la seconda fase, in ritardo, tuttavia, di qualche secondo a partire da quando si presenta lo stimolo. Un ritardo che secondo Michel Herzog della EPFL, sarebbe dovuto al fatto che "il cervello vuole darci l'informazione più chiara possibile e ciò richiede del tempo”.

Nel momento in cui percepiamo dall’esterno le informazioni, quindi, non le percepiamo ancora chiaramente, e il nostro cervello ha bisogno di elaborarle in micro-processi dalla durata di 400 millisecondi. Solo successivamente giunge il momento in cui percepiamo con chiarezza quello che i nostri sensi ci hanno trasmesso.

VIDEO - La conoscenza potrà essere "installata" nel cervello