Tutti contenti per lo sfregio a Renzi. E trascurano quello al Senato

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12/11/2021 Roma, La7, trasmissione televisiva Otto e Mezzo, nella foto Matteo Renzi (Photo: Cristiano MinichielloMinichiello/AGF)
12/11/2021 Roma, La7, trasmissione televisiva Otto e Mezzo, nella foto Matteo Renzi (Photo: Cristiano MinichielloMinichiello/AGF)

Franz Josef Strauss, presidente della Baviera nell’altro secolo, ricordava che i Dieci comandamenti sono costituiti di 279 parole, la Dichiarazione d’indipendenza americana di trecento e la normativa europea sull’importazione delle caramelle di 25 mila 911. Sappiamo dai tempi di Tacito che l’eccesso di legiferazione è sintomo di decadenza corruttiva delle società e per i miei gusti – roba personalissima, per carità – pure i Dieci comandamenti ne hanno la metà in sovrabbondanza, e a far funzionare una comunità basterebbe un solo altro precetto biblico: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. “Il resto è commento”, aggiunse un rabbino di Gerusalemme ai tempi di Erode. E più o meno lì siamo rimasti.

Stimo molto Enrico Costa, parlamentare di Azione venuto da Forza Italia attraverso un percorso complesso, ma contrassegnato da un costante impegno garantista (avverto sempre più disagio a impegnare questo termine, garantista, come se non fosse un precetto costituzionale, e prima ancora un postulato democratico, ma una corrente da gruppo misto). Di recente è stato protagonista di una legge secondo la quale, fra l’altro, le comunicazioni sulle indagini spetteranno soltanto al capo della procura, soltanto in caso di evidente necessità di interesse pubblico, e in ogni caso senza indicare gli indagati come sicuramente colpevoli. Erano magnifici i titoli dei giornali, più o meno così: la presunzione d’innocenza diventa legge, un po’ come scrivere che diventa legge l’etica delle reciprocità (non fare agli altri eccetera). Intendiamoci, Costa ha ragione e la sua legge è pure una buona legge, ma non servirà a niente. A niente di niente. Dalla Costituzione in giù, ai codici penali, ogni riga spiega e anzi impone il garantismo, a cominciare dall’eccezionalità del ricorso alla custodia cautelare – cioè a mandare in galera la gente prima di una sentenza che l’abbia dichiarata colpevole oltre ogni ragionevole dubbio – e invece impiegata ordinariamente e con ordinaria disinvoltura, come scorciatoia per le indagini. Non per niente siamo il paese dell’Unione europea con più detenuti in attesa di giudizio: ci sarà sempre una spiegazione del perché la millesima eccezione è una eccezione inevitabile.

Gli eventi degli ultimi giorni danno un’idea: mentre si cerca di imporre il garantismo per legge, sui giornali si leggono chat e email e persino estratti di conto corrente di un senatore della Repubblica (Matteo Renzi), depositati nell’ambito di un’indagine e dichiaratamente privi di rilevanza penale. Mi sembra molto allarmante se il senatore in questione è a libro paga di alcuni fra i più sfacciati satrapi del pianeta, ma mi sembra molto più allarmante, per una democrazia che si ritenga tale, se sono consentite certe intrusioni a scopo di pubblicazione nel segreto postale e bancario di un senatore della Repubblica – è Renzi ma potrebbe essere anche Taluno o Talaltro – e mi sembra sommamente allarmante che il Parlamento non abbia da ridire. Traduco così: lo sfregio al senatore Renzi è soddisfacente abbastanza da far trascurare ai parlamentari lo sfregio all’istituzione.

Un paese si può dare tutte le regole ritenute necessarie ma, se le regole non rispettano lo spirito del paese, sono scritte sulla sabbia. Nessuna legge consegnerà senso di comunità a un Paese di settari, nessuna legge cancellerà l’odio in Paese di odiatori, e nessuna legge realizzerà la presunzione di innocenza in un Paese dedito alla presunzione di colpevolezza con cui armare la faida quotidiana.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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