Tutti pazzi per FaceApp: ma la privacy?

[FaceApp]

Il web si sta popolando di anziani, e negli ultimi giorni con un ritmo impressionante. La ragione non è l’innalzamento dell’età media degli utenti, ma del letterale diluvio di foto ritoccate con l’app del momento: si tratta di FaceApp, disponibile sia per Android sia per iOS, che permette di trasformare una propria immagine attuale in ciò che potrebbe essere tra una trentina d’anni. Volti invecchiati, carichi di capelli bianchi o di rughe, sono diventati i protagonisti dei social netwoork.

In realtà l’app c’è da tempo: è stata rilasciata nel gennaio 2017 società russa Wireless Lab, fondata da Yaroslav Goncharov. Si scarica gratuitamente, ma alcuni degli effetti da applicare alle foto si pagano (da 3,99 euro al mese all’abbonamento vitalizio a 43,99). Oltre a modificare il proprio viso invecchiandolo, si può renderlo più giovane o applicargli un taglio di capelli, la barba o altri trucchi particolari.

La tardiva viralità di FaceApp rispetto alla sua entrata sul mercato è uno dei classici misteri del web. Uno dei suoi effetti è FaceApp Challenge, appunto il gioco che in questi giorni spinge gli utenti a mostrarsi vegliardi. Un divertimento trasversale, che ha coinvolti anche persone decisamente note: Leonardo DiCaprio, Tommaso Paradiso, Gigi Buffon, Silvio Berlusconi, Fedez e Chiara Ferragni. Non manca chi gioca all’effetto contrario: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per esempio, si è mostrato ringiovanito.

Se il funzionamento di FaceApp è quanto di più intuitivo si possa immaginare, ciò che vi sta dietro è invece piuttosto complesso. Il suo cuore è un algoritmo a base di intelligenza artificiale, che supera i semplici confini del maquillage digitale all’immagine della nostra faccia. Una delle conseguenze più evidenziate in questi giorni riguarda la privacy: una volta elaborata, l'immagine che fine fa? Una risposta potrebbe essere la memorizzazione e l’archiviazione nei server della società russa. Un’altra critica mossa all’app è invece di natura sociale. Il filtro Hot, progettato per rendere un volto più accattivante, è stato sulla graticola per un sottofondo razzista. Quel che si dice è che si basi un'idea di bellezza ben definita e coincidente con i tratti somatici caucasici: in altre parole, pelle bianca e immagine europae. La società aveva respinto le accuse spiegando che l’Intelligenza Artificiale dell’app si limitava a processare solo volti di tipo caucasico per allenare la rete neurale del programma. Ma poiché il risultato è stato la proposizione di canoni di bellezza parziali, il filtro è stato eliminato.