Tutti sul treno di Zerocalcare

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Strappare lungo i bordi (Photo: Netflix)
Strappare lungo i bordi (Photo: Netflix)

La periferia di Roma, tanto bistrattata e sorvegliata speciale nelle ultime elezioni per il Campidoglio, non è poi così male se vista con gli occhi di Zerocalcare. Anzi, è un posto dove succedono cose pazzesche e si trovano posti e persone incredibili. E diventa il naturale scenario in cui si svolge l’educazione sentimentale del protagonista, lo stesso disegnatore di Rebibbia, nella serie di animazione targata Netflix: “Strappare lungo i bordi”. Preceduta da un’attesa spasmodica, tanto da farne un caso ancora prima di essere distribuita, la prima serie creata, scritta e diretta da Zerocalcare (nome d’arte di Michele Rech) ha la durata di un film classico: un’ora e mezza. Novanta minuti divisi in sei puntate quasi autonome legate da un viaggio in treno che alla fine arriverà a destinazione. E a guardare i social in tilt, a solo una manciata di ore dall’uscita su Netflix, pare che in molti l’abbiano già almeno sbirciata. Con Zerocalcare entrato subito nelle tendenze di Twitter. Il plauso è pressoché unanime, segno che ormai il “disegnatore di periferia” ha raggiunto un livello di popolarità tale da essere considerato quasi mainstream.

Nella serie dopotutto non c’è molto di nuovo per chi conosce i precedenti lavori dell’autore da un milione di copie vendute con le sue graphic novel. Il protagonista è Zerocalcare, che oltre a sé stesso presta la voce agli altri personaggi eccezione fatta per la sua coscienza critica, l’armadillo. L’animale con le idee più acide e poco politically correct ha la voce dell’attore Valerio Mastandrea. Tutto condito da una parlata strettamente romanesca e diretta che avrà fatto impazzire i doppiatori degli altri paesi in cui arriverà l’opera. Come quello francese, ricordato in un’intervista da Zerocalcare, che gli ha scritto “Guarda, è fighissimo, ma è stata la cosa più difficile di tutta la mia carriera!”.

Il più grande pregio di “Strappare lungo i bordi” è quello di allontanarsi da una certa idea di serialità nostrana legata o alla commedia un po’ melanconica di stampo medio borghese o alla narrazione, seppur di pregio e di successo, delle avventure delle gang malavitose. Zerocalcare sceglie invece la periferia che potrebbe essere anche quella di Parigi o di New York per parlare dei tormenti, dei blocchi e dei vuoti esistenziali in cui una grande fetta di 30-40enni di oggi possono riconoscersi. E non solo.

Il tutto è raccontato e spiegato a un ritmo forsennato, come le girandole di pensieri espressi dal protagonista che spaziano dall’intimità del provarci o meno con una ragazza fino a temi come il patriarcato, l’identità sessuale, l’ambientalismo. Una velocità che ormai inghiotte tutto e che l’armadillo commenta con cinismo: “Tutta sta fretta pe’ fa’ le cose ce l’ha messa il capitalismo, che poi ci ha messo la cocaina pe’ sta’ al passo”.

L’andamento rapido e martellante della storia è anche un tributo dell’autore ai suoi miti grunge-punk degli anni ’90. Azzeccata in questo senso anche la scelta delle musiche firmate da Giancane e l’utilizzo del meta-testo e delle digressioni. Quasi a ricordare i primi scatenati film di Spike Lee come “Fa’ la cosa giusta” o “Jungle Fever”. E chi meglio del regista newyorchese ha raccontato negli anni ’90 le periferie e le sue contraddizioni?

Nella serie c’è spazio per vari generi e in ogni puntata c’è un qualcosa per cui si può piangere o ridere. Il citazionismo spinto su certi “miti” e “cose” di moda negli anni ’90 che ormai non ci sono più (per esempio Msn) non appesantisce il racconto ma è quasi una marcia in più. Insomma, dopo le graphic novel e i film, Zerocalcare è riuscito anche nell’esperimento della serie. Esperimento che lo ha messo talmente sotto pressione da aver dichiarato di aver sofferto tantissimo inattesa dell’uscita. E, colpo di scena, mentre oggi il plauso unanime sui social continuava a montare, Zerocalcare è espatriato per qualche giorno, annunciandolo proprio su Twitter, con la consueta ironia: ”Non sapendo come andrà la-cosa-che-esce-domani, ritengo opportuno per sicurezza lasciare il paese, come avrebbe dovuto fare Gheddafi se fosse stato lungimirante. Quindi dal 19 al 21 sto in Francia, a Colomiers (Tolosa) a fare disegnetti a questo festival”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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