Tutti vogliono essere Allegri, lui però non ha fretta

Salvatore Marino

Mentre il mondo del calcio si interroga sul suo futuro, Max sembra l’unico a non aver fretta. Se vi va provate a chiederglielo di persona mentre sorseggia il caffè in Baracchina Rossa o da Adone sul lungomare di Livorno. Lo troverete lì immerso nella lettura del Tirreno interrotta da battute e saluti dei curiosi. Per i livornesi Allegri non è né Max né l’ex allenatore della ​Juve. Allegri è “acciughina” e in questo soprannome come d’usanza latino americana c’è tutta l’essenza del rapporto di Massimiliano con la sua città. 


Fosse nato in argentina lo chiamerebbero Flaco o Piojo. A Livorno no, anche nel soprannome ci deve essere sempre qualcosa di ironico, quasi spregiativo. Per una città di pirati e marinari il riferimento al mare è d’obbligo. Pure la ricerca della semplicità e dell’immediatezza. “Sei secco come un’acciuga”. Quale miglior similitudine per sottolineare il difetto atletico dell’Allegri giocatore. Un esempio tanto semplice quanto calzante. Ed ecco che torna la semplicità. L’acciuga è un pesce povero, comune, di certo non il più prelibato. Però l’acciuga è infallibile, c’è sempre, non scontenta mai. E’ un piatto vincente. Alla povera, in scapece, fritta, sotto pesto. Moduli diversi ma stesso risultato; vincente. 


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Il calcio è semplice come un’acciuga; basta poco per farlo piacere. C’è questo alla base della dieta di Allegri, la semplicità. “Pochi discorsi”, dicono a Livorno. Ad Allegri non piacciono ed ha sempre odiato il sofismo applicato al pallone. “Il calcio è un campo, non è un universo” ha detto in una recente intervista al Corriere della Sera . Alla Juve la semplicità era espressa dall’obiettivo: vincere. Allegri lo sapeva bene. Altro che progetti, scuole di pensiero e algoritmi calcistici. Il calcio è semplice e Allegri ha bisogno che tutti intorno a lui vedano la vita con lo stesso cinismo. Non significa essere ottusi. Alla base c’è il rispetto di un certo provincialismo, la ricerca di soluzioni immediate, senza bisogno di fare grossi giri di parole. Allegri ha bisogno di questo per tonare. Negli ultimi anni juventini e in questo anno sabbatico, tra corse dei cavalli e partite al gabbione, Allegri sì è creato il personaggio dell’antagonista. 


Assurdo come uno degli allenatori più vincenti dell’ultimo decennio sia stato scomunicato da un mondo del calcio che preferisce la moda alla praticità. Acciughina improvvisamente si ritrova a vestire il ruolo dell’eretico in un momento in cui l’utilitarismo è ai minimi storici. Per questo si è ritirato nella semplicità della sua Livorno. Si gode il bello nascosto nei gesti quotidiani, assaporando l’umanità genuina, senza cliché. Corse dei cavalli a San Rossore, partite di gabbione ai bagni Lido e cene di pesce da Oscar. Livorno è il suo universo in attesa di tornare sul campo. Quale campo? Un field o un cesped? Allegri è stato accostato alle panchine di mezza Europa ipotizzando pure un incredibile ritorno su quella della Juventus. Proviamo a fare un Tripadvisor delle probabili destinazioni di Max in ordine alfabetico, analizzando l’indice gradimento dell’allenatore italiano:


Sergi Roberto

Barcellona

Quello è l’epicentro del giochismo. Immaginate Allegri dover prendere in mano le tavole del tiki-taka? Per carità, Barcellona è meravigliosa. Ritroverebbe il mare che ormai manca dagli anni di Cagliari. Potrebbe mettere sul Cv di aver allenato Messi. Ma Il Barcellona è diventato un ingranaggio troppo importante nella vita politica della Catalogna. E’ il primo partito dei catalani e la scelta di Quique Setien e l’idea Xavi va sempre di più in quella direzione.


Liverpool

Liverpool FC v Shrewsbury Town - FA Cup Fourth Round: Replay

A Liverpool il mare c’è. Parte già in vantaggio rispetto a Manchester. Parlare oggi della panchina del Liverpool puzza solo di provocazione. La squadra Campione d’Europa, in testa alla Premier League con un distacco di 20 punti dalla seconda non ha esigenza di cercare un nuovo allenatore. Chiamiamola suggestione o curiosità, ma Allegri a Liverpool un saltino ce lo potrebbe fare. Se Klopp dovesse centrare la vittoria della Premier League (cosa molto probabile) potrebbe considerare la sua opera conclusa. Un’opera maestra che si chiuderebbe nel migliore dei modi. Raggiunta la dimensione della leggenda Jurgen potrebbe pure pensare di lasciare il trono per riavvicinarsi in patria. Non ha mai nascosto di voler allenare il Bayern Monaco (che sta aspettando un allenatore) e la Nazionale tedesca in futuro. 


Lo scenario è ipotetico, ma non esistono molte altre versioni della storia. Nel caso Jurgen dicesse Auf Wiedersehen a fine stagione, Allegri potrebbe diventare uno dei candidati più validi alla panchina dei Reds. In pochi avranno il coraggio e l’intraprendenza di vivere il post Klopp. Allegri ha la pelle dura di quello che è entrato alla Juventus dopo il ciclo Conte. Con coraggio e intraprendenza. Insieme a Mourinho è stato l’unico grande allenatore a subentrare su una panchina importante dopo un ciclo vincente e aprire un nuovo ciclo. Pensiamo al Real post Zidane e alla finaccia che hanno fatto Lopetegui e Solari. Pensiamo all’Inter post Mourinho e allo United post Ferguson. Allegri ci è già passato riuscendo nel magnifico risultato di non far rimpiangere il suo predecessore, ma addirittura di superarlo. 


Manchester

Manchester United v Wolverhampton Wanderers - Premier League

Nella lista di Max è la città con il rating più basso. Niente mare, niente corse dei cavalli. Clima pessimo, cibo niente di che. Il voto più alto lo prende nel rapporto qualità prezzo. Il Manchester United del post Ferguson sta dilapidando il suo Dna. La sua grandezza si sta sgretolando di anno in anno, minata dall’ascesa del City e dal dominio del Liverpool. Cannonate sulla squadra più tifata d’Inghilterra. Negli anni ’90 lo United era il Real Madrid e la Juventus d’Inghilterra. La squadra del paese, da una parte chi tifava United, dall’altra chi lo odiava. I diavoli rossi dominavano in Inghilterra e in Europa. Nel Regno Unito non esisteva un valido contraddittorio. Moyes fu un falso apostolo, Mourinho il Deus ex machina per fare un’operazione di autotistima, Solskjaer l’icona sacra da dare in pasto ai tifosi per offuscare i difetti strutturali della squadra. Cosa è mancato? Una persona che mettesse al centro la vittoria. Questo è quello che vogliono i tifosi dello United. Toranre a essere la prima squadra in Uk. Ce l’hanno nel DNA, serve solo la persona capace di interiorizzare quei valori e trasmetterli ai ragazzi. Prendere la panchina dello United in questo momento dal punto di vista commerciale è un affare. Max avrebbe un compito semplice, chiaro: tornare a vincere. Le basi e la struttura ci sono. L’Old Trafford è uno degli stadi più belli al mondo, i tifosi non vedono l’ora di tornare protagonisti, i giovani di talento sono pronti a fare il salto. Molto semplice non sarà, ma almeno a Manchester ci sono le condizioni preferite dal tecnico livornese.


Milano

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Stessa recensione di Torino. Difficile che acciughina torni sui suoi passi. “Le minestre riscaldate un so’ mai bone” questa la recensione a caldo sul possibile ritorno di Max in rossonero. Questione di orgoglio abbiamo detto, ma anche di un rapporto particolare che l’allenatore livornese aveva instaurato con Berlusconi. In città girano storie leggendarie del primo incontro tra i due dove pare che l’ex presidente del ​Milan, dopo aver sbrigato velocemente le questioni calcistiche, passò a interrogare Allegri sui gusti in materia di donne. Il feeling tra i due era totale e andava oltre le storie di pallone. Erano gli ultimi botti del grande Milan e Max poteva contare su un gruppo di campioni vogliosi di raggiungere la vittoria prima che il tramonto calasse sulle loro carriere. Milano oggi è in fase di boom economico di crescita e trasformazione. Non solo urbana, ma anche delle sue squadre di calcio. L’Inter è già avanti, il Milan sta iniziando un percorso e Max non ha voglia di fare tutta la strada.

Parigi

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Berlusconi fu il primo a dire che Max aveva il pishyque du rol dell’allenatore. La sua storia ci dice che Max è pure un grande tombeur de femme. Con il francese è un buon inizio. A Parigi Max troverebbe una squadra costruita per lui. Una squadra che ha l’urgenza di vincere. Ritroverebbe un vecchio flirt del passato milanista come Thiago Silva. Troverebbe un contesto artistico familiare per un livornese nato con il mito di Amedeo Modigliani. Parigi libertina e seducente, una destinazione perfetta per Max. Ha tutte le caratteristiche per diventare il viveur della vita parigina tra cene nei bistrot, spettacoli teatrali e corse dei cavalli a Longchamp. C’è solo un’avvertenza sul visto: la Champions League. Il grande sogno di Nasser Al-Khelaïfi che la insegue da quando ha messo piede al Parco dei Principi nel 2011. Sotto l’avviso poi ci sono una serie di controindicazioni legate a le situazioni contrattuali di Mbappé, in scadenza tra due anni, Neymar, bomba a orologeria e Icardi. Oggi Allegri è a Parigi per presentare il suo libro “E’ molto semplice”. Ecco al Psg troverebbe una situazione tutt'altro che semplice.


Torino

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Allegri è un livornese purosangue. Sa essere brillante, schietto e generoso ma tra i suoi difetti c’è un orgoglio troppo pesante. Non si è lasciato male con Agnelli, ma in ogni caso è stato cacciato. E se “l’orgoglio di una persona è responsabile di quasi tutta la sua solitudine“ tappeti rossi e ponti d’oro non basterebbero a convincerlo. “Vi aspetto tutti” minacciò una volta in Rai al termine della Supercoppa. I suoi avversari Max li ha battuti con i fatti. Da livornese difficile che torni a obbedire. A Torino ci tornerà solo per qualche “mangiata”.




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