Tutto Brucia, tre donne nel buio di Troia e del nostro presente

Image from askanews web site
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Santarcangelo, 19 lug. (askanews) - Si inizia con il buio sulla spiaggia di una Troia in fiamme. Il buio del cielo oscurato, il buio della scena e delle anime. Solo una voce, un canto, fa da contraltare alla disperazione e alla vittoria finale dell'oscurità. Sono "Le troiane" di Euripide che i Motus hanno riscritto alla luce di molte fonti contemporanee - dalla letteratura alla filosofia - per dare vita allo spettacolo "Tutto brucia", portato anche al Santarcangelo Festival. "Ha bruciato moltissimo il tempo in cui abbiamo creato lo spettacolo - ha detto ad askanews Daniela Nicolò - perché il lavoro è nato in piena pandemia, nell'isolamento, e questo naturalmente ha influito anche su alcune scelte estetiche e di contenuti. Il punto di partenza però è stata la sofferenza, forte, provata rispetto agli sbarchi di migranti che continuavano ad avvenire in Italia e non solo. Alle derive delle persone che arrivano in questa diaspora, che perdono tutto e finiscono per essere deportate anche come schiave, perché si tratta di un nuovo schiavismo". Ecuba e Cassandra, nelle interpretazioni di Silvia Calderoni e Stefania Tansini, i loro corpi iper contemporanei, la loro potenza di figure narrative senza tempo. Le rovine di un mondo che è andato perduto, come ogni cosa, e che torna a vivere solo grazie alle possibilità dell'arte, che però qui si immerge nel dolore fino allo strazio. "Credo che la forza di Tutto Brucia - ha aggiunto Enrico Casagrande - sia proprio come effettivamente la parola detta e la parola cantata si intrecciano insieme e riescono su due livelli, che sono sonoricamente, ritmicamente e proprio anche emotivamente diversi, a restituirci una storia unica, un percorso unico". Un percorso, scritto dai Motus con Ilenia Caleo, che, a volte forse con troppo clamore, porta lo spettatore dentro i corpi delle attrici, e delle donne di cui si racconta, che sono anche Andromaca o Elena. Figure che sono diventate degli archetipi della cultura occidentale, ma che sul palco tornano a essere soprattutto donne vittime di una violenza inusitata. E in scena brillano, pur nell'oscurità, tre protagoniste con storie diversissime. "Silvia Calderoni - ha aggiunto Daniela Nicolò - che fa un lavoro molto lontano anche da quello fatto precedentemente anche con noi; Stefania Tansini che è stata un nuovo incontro, non avevamo mai lavorato con una danzatrice ed è stata una bellissima scoperta, e ha lavorato sulla figura di Cassandra; e poi c'è la voce, il canto e la musica live di Francesca Morello". E proprio la ballata che scandisce il racconto sembra essere una delle poche speranze che lo spettacolo lascia addosso allo spettatore, anche in questo caso sul suo corpo, che, seppure in platea, ha vissuto il racconto come se fosse dall'interno. "Si chiude il lavoro - ha concluso Casagrande - con un testo, quello che si discosta di più da Le Troiane di Euripide, un testo scritto da Ilenia Caleo con l'aiuto di Daniela, dove c'è un vero e proprio inno alla trasformazione, alla metamorfosi, un inno al divenire, al divenire altro, al portarci proprio in un altro mondo". Che è quello che fa il teatro, soprattutto quando ha la forza contemporanea di rinnovare le lezioni storiche alla luce di un tempo e di linguaggi che cambiano, ma che hanno al centro sempre quella drammatica e costante inesperienza che è la vita umana sul pianeta Terra. Oggi come 2.500 anni fa. (Leonardo Merlini)

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