Uber Eats, gli amministratori giudiziari: "Troppe semplificazioni sul caso"

webinfo@adnkronos.com
·1 minuto per la lettura

Sul caso di Uber Eats si è detto di tutto e di più, compreso il fatto che la società sia stata commissariata, ma «in realtà - spiegano l’Amministratore Giudiziario, Cesare Meroni, e i due coadiutori, Fabio Cesare e Marcella Vulcano - la misura disposta dalla la Sezione Autonoma delle Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano, su proposta della Procura della Repubblica, non è in alcun modo una forma di commissariamento della società, bensì una forma di prevenzione patrimoniale prevista dall’art. 34 del D. Lgs. 159/2011 (il cosiddetto “Codice Antimafia”)».

Gli amministratori giudizi hanno infatti rilasciato un’intervista esclusiva, la prima da quando sono stati nominati, a notizie.it in cui spiegano che «La finalità delle misura non è infatti repressiva, non è diretta a punire l’imprenditore, ma è preventiva, ossia diretta a sottrarre imprese sane dal possibile coinvolgimento in condotte antigiuridiche, sotto il controllo dell’amministratore giudiziario che non sostituisce chi rappresenta la società».

In una prima fase della sua attività, la gestione dei riders era appaltata a società terze che si occupavano del loro arruolamento e della loro retribuzione. Queste società sono state indagate per caporalato.