Uber faceva pressioni sui governi europei. Macron nel mirino delle opposizioni

AFP

AGI - "Super riunione con Emmanuel Macron questa mattina. Tutto sommato la Francia ci ama": così, il primo ottobre 2014, aveva scritto ai suoi colleghi il lobbista di Uber Mark MacGann al termine dell'incontro con l'allora ministro dell'Economia francese, futuro presidente della Repubblica.

Qualque ora prima, a mezzanotte precisa, era entrata in vigore la legge Thevenoud che stabiliva regole molto piu' severe per diventare autisti di Uber e vietava UberPop, il servizio di ride sharing che consentiva a qualsiasi automobilista privato di lavorare come autista Uber e che aveva scatenato la protesta dei tassisti d'Oltralpe.

Il messaggio di MacGann fa parte delle migliaia di documenti riferibili al periodo 2013-2017, portati alla luce dal Guardian, che accusano Uber di aver violato leggi e di aver fatto pressioni su diversi governi per espandersi globalmente.

Per quanto riguarda la Francia, emerge in particolare il ruolo che svolse all'epoca Macron, una sorta di alleato dell'azienda americana all'interno del governo transalpino. L'attuale inquilino dell'Eliseo avrebbe concluso un "patto" con la società californiana per "fare in modo che la Francia lavori per Uber e quest'aultima, in cambio, possa lavorare in e per la Francia".

Le carte pubblicate dal quotidiano britannico mettono ulteriormente nei guai Macron sul fronte interno, dopo la sconfitta alle elezioni legislative che lo ha privato della maggioranza assoluta all'Assemblea Nazionale. L'opposizione, già agguerrita con lui, non ha perso l'occasione per attaccarlo anche su questo scandalo.

Uber France ha confermato che le due parti erano in contatto e che gli incontri con Macron erano normale amministrazione dal momento che rientrava nella sua sfera di competenza. Ma da Mathilde Panot del partito della sinistra radicale France insoumise al leader del partito Comunista Fabien Roussel sono partiti gli attacchi contro il "lobbista" Macron al servizio di "una multinazionale americana che voleva deregolamentare permanentemente il diritto del lavoro". Il deputato comunista Pierre Dharreville ha lanciato la richiesta di un'inchiesta parlamentare sulla vicenda, ripresa anche da Le Monde.

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