Uccise padre per difendere madre, assolto "perché non è reato"

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ROME, ITALY - OCTOBER 20: The sign 'La legge è uguale per tutti' ('The law is equal for everyone')  during the New trial against five military police officers for the death Stefano Cucchi on October 20, 2017 in Rome, Italy. It will be the First Court of Rome to deal with the trial for the five Carabinieri accused for the beating and death of Stefano Cucchi, the 32-year-old who died on 22 October 2009 at the Sandro Pertini hospital in Rome, six days after being arrested for possession of drugs. The President of the court, Francesco Monastero, decided to do so because of incompatibility expressed by the president of the third court of assembly, Evelina Canale, who had already dealt with the first trial, when there were three prison police officers and nine doctors and nurses in the hospital's protected facility. The debate will begin on 16 November at Court  of Piazzale Clodio and no longer in the Bunker Chamber of Rebibbia.(Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images)
(Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images)

Alex Pompa, il 20enne che aveva ucciso a coltellate il padre per difendere la madre ad aprile 2020 durante l'ennesima lite in famiglia, è stato assolto perché il fatto non costituisce reato. La sentenza è stata pronunciata dalla corte di Assise di Torino.

L'omicidio si verificò il 30 Aprile 2020 nella casa di famiglia a Collegno. Alex intervenne nell'alterco fra i genitori e colpì il padre con 34 fendenti con 6 coltelli da cucina diversi. La vittima, Giuseppe Pompa, operaio di 52 anni, al processo è stata descritta come irascibile, aggressiva, molesta e ossessionante. I familiari avevano cominciato a registrare di nascosto le sue frequenti sfuriate. 

"Ci tengo a ringraziare questa corte". E quanto ha detto Alex Pompa subito dopo essere stato assolto dalla corte di Assise di Torino dall'accusa di omicidio volontario. "Sono stranito", "sono senza parole" e "devo metabolizzare", sono le altre risposte che ha dato ai giornalisti.

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Il difensore dell'imputato, l'avvocato Claudio Strata, ha sempre sostenuto la tesi della legittima difesa. Il pm Alessandro Aghemo aveva chiesto la condanna a 14 anni di carcere e invitato i giudici a interpellare la Corte Costituzionale per una questione legata all'impossibilità di concedere la prevalenza delle attenuanti rispetto all'aggravante del vincolo di parentela. Secondo il magistrato si tratto' di un omicidio volontario in piena regola perché in quel frangente "non c'era una vera situazione di pericolo": un'impostazione che Strata nel corso della sua arringa ha definito "inaccettabile" ricordando che nel 2018 il fratello dell'imputato, Loris Pompa, in un messaggio scrisse, riferendosi al padre, "prima o poi ci ammazza tutti".

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