Ucraina, 9 maggio: obiettivi raggiunti? Putin racconterà sua verità

(Adnkronos) - Vladimir Putin potrebbe anche fermarsi il 9 maggio, giorno della Parata della vittoria, sostenendo di aver raggiunto alcuni dei suoi obiettivi, ma non è detto che a Kiev, sotto la spinta degli angloamericani per i quali l'obiettivo è "indebolire la Russia e consumare le sue forze", non si decida di andare avanti. E' lo scenario delineato all'Adnkronos da alcuni analisti esperti di cose russe, sorpresi comunque dall'andamento della fase due della cosiddetta 'operazione militare speciale', che continua a procedere lentamente in un territorio, il Donbass, che avrebbe dovuto essere meno ostico per le forze di Mosca.

"Non c'è dubbio che il nuovo generale russo al comando dell'operazione, Aleksandr Dvornikov stia tentando di integrare meglio le Forze armate e di migliorare la logistica" dopo le difficoltà riscontrate nelle prime settimane di guerra, spiega un analista, ma "questo programma va più lentamente di quanto volesse Putin, i tempi sono dilatati". E dunque è difficile a oggi prevedere se per il 9 maggio il Donbass sarà sotto controllo di Mosca.

Ma "in Russia si trova sempre il modo di costruire una verità", sottolinea un esperto, secondo il quale il presidente russo sembra essere diventato "più realistico nelle sue dichiarazioni". Negli ultimi giorni, dopo le sottovalutazioni e gli errori della prima fase, Putin ha iniziato a circoscrivere gli obiettivi dell'operazione alle conquiste territoriali - sono queste le 'linee rosse' - mentre prima i temi erano anche altri, dal no all'ingresso dell'Ucraina nella Nato, alla denazificazione e alla demilitarizzazione.

Tra gli obiettivi territoriali non è ancora chiaro cosa la Russia vorrebbe fare di Odessa, 'punto dolens' e allo stesso tempo 'sogno' di Mosca, con l'ala oltranzista del Cremlino che vorrebbe prendere la città arrivando fino alla Transnistria, e quella più moderata, a cui basterebbe la conquista del Donbass. "Pare difficile che gli ucraini possano rinunciare a Odessa e al suo porto sul Mar Nero. Lì più che mai ci sarà il punto di frizione o il punto di equilibrio" fra le due visioni a Mosca, ragiona un analista, la cui impressione è di "una strategia step by step" su questo obiettivo. Per raggiungere il quale dovrebbero investire molto di più di quanto fatto finora, mentre si ipotizzano scenari complicati per la città, come la creazione di una zona economica speciale o di un'autorità portuale mista.

"Odessa accerchiata e Donbass sotto il controllo russo, su queste basi Putin potrebbe dichiarare di aver raggiunto i suoi obiettivi", sottolinea una fonte, mettendo però in guardia dalla guerra mediatica che potrebbe scatenarsi subito dopo. Ammesso che si arrivi a un cessate il fuoco, inizierebbe subito lo scambio di accuse fra le parti sulle reciproche violazioni. Uno scenario che conferma di fatto l'impossibilità di un negoziato a due e la necessità piuttosto di una conferenza internazionale con i grandi Paesi come garanti. Sul modello di Helsinki, come rilanciato ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma che Mosca respinge.

Intanto, sul fronte interno russo si comincia a intravedere qualche piccolo segno di cedimento, almeno tra gli oligarchi. "Sicuramente c'è malumore - dice una fonte informata - Ma se questo scontento si tradurrà in qualcosa di più è difficile dirlo. Putin conta su tre 'costituencies: i siloviki, i fedelissimi del Cremlino che vorrebbero portare la guerra fino in Transnistria, gli oligarchi e il popolo. Fino a quando potrà contare sul sostegno di due su tre, e per il momento ce l'ha, il suo potere resterà intatto". Diverso il caso dell'ex vice presidente di Gazprombank, Igor Volobuev, di origine ucraina, che si è dimesso per unirsi alla resistenza a Kiev. "Putin ha ottenuto con la guerra esattamente l'opposto di quello che voleva, russi e ucraini non sono più fratelli, Mosca è piena di ucraini che o tagliano il cordone ombelicale o si schierano", chiosa la fonte.

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