Ucraina, ambasciatore Zazo: "Da Kiev appello a non stancarci, più aiuti per economia'

(Adnkronos) - Preoccupati per l'economia disastrata e per la possibilità che l'Occidente "si stanchi", che venga meno la coesione finora dimostrata sulle sanzioni e sul sostegno militare a Kiev. Così l'ambasciatore italiano Pierfrancesco Zazo descrive lo stato d'animo degli ucraini, quando la guerra è ormai entrata nel settimo mese. "Sul piano militare sono fiduciosi, purché continuino gli aiuti - dice in un'intervista all'Adnkronos - Ma c'è preoccupazione per l'economia e c'è grande paura per la cosiddetta 'sanctions and war fatigue', che l'Occidente si stanchi, mentre i russi continuano ad utilizzare l'arma energetica, con il fattore temporale che gioca a loro favore".

"Oggi, parlando con loro, emerge che gli ucraini sono preoccupati della situazione economica più di quella militare, il Pil è crollato del 40% - spiega Zazo - Ci sono milioni di rifugiati all'estero, l'export è crollato e l'inflazione è schizzata, hanno un fabbisogno mensile statale di 5 miliardi di dollari per pagare spese sociali, stipendi e pensioni. A Kiev ritengono che gli aiuti di G7 e Ue arrivino troppo lentamente e che per questo si rischi il default".

Mentre, "sul piano militare si mostrano cautamente fiduciosi - dice l'ambasciatore, riferendo le valutazioni delle autorità di Kiev - sul piano economico c'è grande preoccupazione, d'altronde sanno che i russi non mirano solo alla conquista del Paese, ma anche alla distruzione dell'economia ucraina".

Per questa ragione "chiedono ulteriori aiuti finanziari e l'inasprimento delle sanzioni contro la Russia, in particolare sul gas, e l'abolizione del visto turistico, perché ritengono che questo metterebbe in grossa difficoltà anche Putin davanti alla sua opinione pubblica", dice Zazo, spiegando che l'intesa raggiunta ieri a Praga per la sospensione dell'accordo di facilitazione dei visti non ha pienamente soddisfatto Kiev, che "avrebbe voluto di più".

OFFENSIVA A KHERSON - Riprendere Kherson anche per fermare il processo di 'russificazione' nei territori occupati, una riconquista tanto più simbolica dal momento che la città del sud dell'Ucraina era stata la prima a essere occupata poco dopo l'inizio della guerra. L'ambasciatore Zazo spiega quello che, secondo gli analisti militari, "'è l'obiettivo immediato" di Kiev, mentre sul terreno la situazione resta di sostanziale stallo, con le forze ucraine che in questo momento sembrano avere l'iniziativa. "L'obiettivo immediato è di riprendere Kherson, l'unica città in mano ai russi situata a ovest del fiume Dniepr, spartiacque naturale, collocata in una posizione strategica vicino a Odessa. Per l'Ucraina - sottolinea l'ambasciatore - è molto importante riprendere la città, caduta senza resistenza nei primi giorni di guerra, sei mesi fa. Ed è importante anche per cercare di fermare i preparativi russi di annettere i territori occupati, di indire i referendum che nelle intenzioni di Mosca dovrebbero tenersi questo mese, di andare avanti con il processo di russificazione". Si tratta di "una corsa contro il tempo, per loro è molto importante anticipare, accelerare", dice Zazo. Che poi, parlando della situazione sul terreno, che resta "di stallo", osserva come "l'avanzata russa nel Donbass continui a rallentare: si assiste ad una crescente fatica, controbilanciata, secondo le analisi degli osservatori militari, da una maggiore iniziativa ucraina sul fronte meridionale". "Nei mesi passati c'era stata una maggiore potenza di fuoco dell'artiglieria russa, che si è via via assottigliata - ricostruisce l'ambasciatore - mentre l'Ucraina può contare adesso sempre di più sulle armi moderne a lungo raggio inviate dall'Occidente, con le quali è in grado di colpire le retrovie e i depositi logistici, finanche in Crimea". Con l'avvio dell'offensiva su Kherson "gli analisti spiegano che siamo davanti ad un cambio di paradigma - conclude l'ambasciatore - gli ucraini adesso devono dimostrare di essere bravi ad attaccare, tanto quanto sono stati molto bravi a difendersi".

NEGOZIATI - Le prospettive di una ripresa dei negoziati a breve tra Kiev e Mosca "purtroppo sono scarse", ammette poi Zazo, sottolineando "la totale mancanza di fiducia tra le parti", con la Russia che non ha tra l'altro neanche raggiunto l'obiettivo minimo della conquista del Donbass, mentre in Ucraina l"'opinione pubblica è diventata sempre più antirussa e meno disponibile ad un compromesso, dopo le migliaia di vittime civili provocate dai bombardamenti e dagli eccidi di Bucha e Irpin". Dopo il ritiro dal nord dell'Ucraina, Mosca aveva indicato l'obiettivo del Donbass, che non è stato raggiunto, e comunque non rinuncia "al tentativo di riprendere Odessa e occupare la fascia costiera sul Mar Nero, con l'obiettivo di strangolare il Paese", ricorda l'ambasciatore. Perché certo il Cremlino "non può giustificare la guerra, le migliaia di morti, le sanzioni e l'isolamento internazionale solo con la riconquista del Donbass - spiega Zazo - Per questo, nell'opinione di Kiev, Vladimir Putin, ispirato dalla visione fondamentalista dl 'Russky Mir' (il mondo russo) che rifiuta la legittimità dell'esistenza dell'Ucraina separata dalla madrepatria russa, resta determinato a conquistare più territorio possibile". In questo contesto, gli ucraini "non hanno altra scelta che resistere e dimostrare di essere in grado di farlo, perché ogni cedimento verrebbe interpretato da Mosca come un segnale di debolezza", chiosa il diplomatico.

RUOLO ITALIA - I rapporti tra Roma e Kiev vivono "una luna di miele", l'Ucraina "ci riconosce di aver svolto un'azione decisiva di sensibilizzazione sui principali Stati europei per la concessione dello status di Paese candidato alla Ue", mentre, in virtù di rapporti economici che prima della guerra avevano raggiunto "un livello senza precedenti", l'Italia potrà avere un ruolo chiave negli sforzi per la ricostruzione, sostiene l'ambasciatore, parlando qualche giorno dopo la visita del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. "Gli ucraini - dice - sono grati all'Italia per il sostegno politico, economico, umanitario e militare. E sono anche molto grati al governo italiano per il suo sostegno alle sanzioni, alle quali non si è mai opposta, avendo avuto un ruolo incisivo nel congelamento dei fondi degli oligarchi russi. Riconoscono anche i grandi sforzi fatti per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico, per ridurre la dipendenza dalla Russia (passata dal 40% al 15%) e quelli per mettere un tetto al prezzo del gas, che avrebbe un impatto sulle entrate di Mosca". Non solo: Kiev "riconosce la nostra generosa prova di solidarietà con l'accoglienza dei rifugiati e gli aiuti umanitari, senza contare che non abbiamo mai chiuso l'ambasciata", rivendica Zazo. Poi, parlando dell'impegno italiano per la ricostruzione, il diplomatico sottolinea "le grandi potenzialità nei settori delle infrastrutture, delle energie rinnovabili, dello spazio, dell'agroindustriale e delle meccanica". "Vorremo anche utilizzare gli accordi della Farnesina con le autonomie locali - spiega - per favorire la collaborazione tra le municipalità italiane e quelle ucraine, sul modello di quanto già esiste per esempio tra Odessa e Genova, rivitalizzando gli accordi di gemellaggio e lanciandone di nuovi, come quelli recentemente firmati tra Belgrado e Bucha. Raccomandando alle autorità ucraine di proseguire con le riforme strutturali".

ZAPORIZHZHIA - La missione dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica a Zaporizhzhia "è molto delicata", anche perché gli ucraini "temono che i russi puntino al riconoscimento de facto" del controllo russo, dice infine Zazo, nel giorno in cui gli ispettori dell'Aiea sono entrati per la prima volta nella centrale, avendo come primo obiettivo quello di evitare un incidente nucleare. "Gli ucraini - ricorda - chiedono il ritiro delle forze di occupazione russa e degli armamenti ed auspicano una smilitarizzazione. E temono che i russi stiano facendo le prove, come hanno già fatto nei giorni scorsi, per disconnettere la centrale nucleare dalla rete elettrica ucraina".