Ucraina, bimbo autore Diario di Mariupol: "Adesso non voglio fare niente, poi scriverò"

(Adnkronos) - L'ultima pagina del diario di Yegor è un salto indietro nel tempo. "Racconta quando eravamo tutti insieme, seduti sulle sedie nel seminterrato degli zii". "La prima invece la ha scritta il 3 aprile, quando siamo tornati a casa, ed ha raccontato le ferite, la pelle stracciata sua, mia, della sorella, la morte del nonno, provocati dal crollo delle pareti della nostra abitazione durante un bombardamento, prima di trovare rifugio nel seminterrato dei nostri parenti". Sono le parole di Yelena Kravtsova, mamma di Yegor Kravtsov, il bambino di 8 anni autore del Diario di Mariupol che tra salti avanti e indietro nel tempo, in un presente di speranze e ricordi racconta su un taccuino, divenuto celebre grazie ai social, i giorni vissuti nella cittadina del Mar D'Azov assediata. "Il Museo di Kiev ci ha proposto di esporre il Diario", racconta la mamma all'Adnkronos, ma il bambino, da qualche giorno al sicuro con la famiglia nella Capitale, interviene interrompendola: "Adesso non voglio fare niente. Forse poi continuerò a scriverlo".

Da quando la famiglia Kravtsov è arrivata a Kiev, il piccolo ha ripreso in mano il suo Diario: venti pagine scritte e disegnate a penna mentre "Yegor a Mariupol si dondolava su un'altalena per passare il tempo, perché non c'erano divertimenti, non c'era niente e da lontano si sentivano le bombe. Non sapevo cosa facesse - ricorda la mamma - Vedevo che scriveva così una sera ho aperto il quaderno e scoperto che raccontava le sue emozioni, paure. Si sfogava per non farmi preoccupare. Ed io ho pianto". Yegor comincia a scrivere il 3 aprile, il giorno dopo il rientro nella loro abitazione bombardata il 18 marzo, e continua fino al 19 maggio, pochi giorni prima del suo compleanno. Poi si interrompe.

Il racconto è una retrospettiva di fatti e sentimenti a partire dal 18 marzo: momenti di terrore, smarrimento e sofferenza provocati dalle bombe, dalla distruzione, dalle ferite a causa delle quali pochi giorni dopo il bambino perde il nonno dissanguato e poi una lunga fila di altri affetti. "Dopo la morte di mio padre, ci siamo trasferiti dagli zii. Yagor allora non scriveva. Guardava in silenzio. Poi siamo tornati a casa il 2 aprile e Yagor ha ricordato e immortalato attimi. Avanti e indietro nel tempo. Tra questi l'ultima immagine: "Noi seduti su delle sedie, stavamo tutti insieme. Un momento di unione familiare che lo faceva sentire più sicuro. Era la sua illusione di sicurezza". (di Roberta Lanzara)

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