Ucraina, bollettino Dis: disinformazione russa sulla difensiva

Image from askanews web site
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Milano, 10 giu. (askanews) - La macchina della propaganda russa, con raffiche di fake news sulla guerra in Ucraina che impazzano sui principali social network e canali di messaggistica istantanea, inverte il suo trend. A sciogliere ogni dubbio è il "bollettino ibrido", il documento di 7 pagine incentrato sulla "disinformazione nel conflitto russo-ucraino" nel periodo compreso tra il 15 aprile e il 15 maggio. Il dossier, messo a punto dal Dis con il contribuito di Aise, Aisi e Maeci, è stato declassificato e reso pubblico proprio oggi dopo le polemiche scoppiate nei giorni scorsi per la lista dei presunti filo-russi italiani pubblicata da un noto quotidiano.

Secondo quanto emerge dal bollettino, è in atto "un rallentamento dell'attivismo on line della Russia a favore di una posizione difensiva basata sulla controdeduzione, in chiave pro-Cremlino, delle notizie provenienti dall'Ucraina e dall'Occidente, definite come fake news". E' soprattutto "nelle ultime settimane" che Mosca "ha messo in atto prevalentemente attività tese a una controdeduzione delle narrative occidentali e all'ampliamento del consenso interno ed esterno, attraverso l'ingaggio di figure ad altro livello con profili sociali caratterizzati da un grande seguito, unitamente al coinvolgimento di personalità di pregio all'estero".

La macchina della disinformazione russa si muove lungo due direttrici principali: la prima, "orientata verso l'interno, che fa leva sull'orgoglio nazionale per risvegliare il sentimento nazionalista della popolazione" mentre la seconda punta all'estero ed è "caratterizzata da attività sofisticate e adattive, puntando anche all'utilizzo di risorse intellettuali di pregio, nella forma di cittadini russi residenti all'estero".

E' soprattutto su Telegram, si legge ancora nel documento, che "la disinformzione viene veicolata da gruppi e canali con un'adesione media rilvata tra le 50 mila utenze fino a un minimo di 10 mila". Gruppi che si caratterizzano "per i profili di contiguità con i movimenti antisistema no-vax no green pass, nonchè con forme associative locali che espongono una chiara posizione ideologica filorussa ed eurosiatisa, sovrapponendosi a narrative di matrice sovranista e nazionalista". Infatti, "a partire dalla seconda metà di aprile, le narrative diffuse sui canali online della propaganda hanno contuinuato a riguardare la presenza di biolaboratori occidentali in Ucraina, l'impiego di armi chimiche da parte di quest'ultima, la denazificazione di quella Nazione, la Russofobia, la brutalità dell'esercito di Kiev in contrapposizione alle presunte gesta eroiche dei soldati russi, nonchè la strumentalizzazione dei sondaggi relativi alla guerra e i costanti attacchi all'immagine di Zalensky".

Nel mirino della propaganda filo russa è finito anche il premier italiano Mario Draghi, "ritenuto responsabile dell'aumento dei prezzi dei generi alimentari ed energetici, della chiusura di numerose aziende, nonchè di aver colpito il popolo italiano con misure sanitarie inutili e di aver trascinato il paese in guerra". Ed è in questo stesso contesto che si inserisce "la viralizzazione dell'intervista rilasciata dal ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Lavrov, al programma Zona Bianca in onda su rete 4". Le parole pronunciate dal ministro russo ("Il fatto che Zalensky sia ebreo non significa niente, anche hitler lo era, i peggiori antisemiti sono gli ebrei") furono infatti "rilanciate e pubblicate da varie fonti giornalistiche nazionali e da numerosi fonti della disinformazione".

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