Ucraina, contro la guerra in Russia una nuova leva di attivisti

(Adnkronos) - Con la guerra è cambiato il volto di chi protesta in Russia. Non si tratta più solo dei soliti attivisti, che peraltro hanno lasciato in larga misura il Paese, emerge dai dati elaborati dall'organizzazione indipendente Ovd-Info, che da dieci anni, con una rete capillare di volontari disponibili 24 ore su 24 e sette giorni la settimana, raccoglie informazioni e fornisce assistenza legale alle persone perseguite per le loro opinioni. Il 71 per cento dei partecipanti alle proteste contro la mobilitazione dello scorso 24 settembre, per esempio, erano donne, quando normalmente sono la metà. Ma non c'è solo questo dato.

"Più del 60 per cento di coloro che sono perseguiti per le loro posizioni contro la guerra non è di Mosca o di San Pietroburgo - le principali città del Paese in cui si sono svolte le manifestazioni contro Putin in passato- e il 55 per cento di chi è coinvolto in un caso penale, non aveva mai partecipato a manifestazioni. La loro età media è di 35 anni", spiega Maria Kuznetsova, portavoce di Ovd-Info, una delle tante organizzazioni inserite nell'elenco degli 'agenti stranieri', in un seminario online. A essere colpiti sono gli attivisti, ma anche funzionari e persone elette, insegnanti, ex militari, pensionati e anche tre preti.

In Russia sono ora 4.500 i casi aperti per "discredito delle forze armate" - una "accusa di difficile lettura", che colpisce chi indossa abiti blu e gialli o anche solo un cartello con asterischi al posto delle lettere 'net voine' o la scritta 'due parole'. Il reato introdotto poco dopo l'inizio dell'operazione militare speciale, punibile con multe fino a 1.600 dollari e, nel caso ci sia una ripetizione, con l'apertura di un caso penale (un rischio che in questo momento corrono alcune centinaia di persone).

"Sono stati invece stati aperti 138 casi penali per presunte violazione della legge sulle notizie false sulle forze armate. In totale sono ora 313 i casi penali aperti, con 82 persone in carcere. L'ex consigliere distrettuale a Mosca, Aleksei Gorinov, è stato condannato a sette anni. Così come altre due persone. "Nessuno capisce bene la differenza fra discredito e notizie false, neanche le autorità. Significa che ogni informazione sulla guerra che non corrisponde alla posizione ufficiale, può portare ad accuse penali o amministrative", sottolinea l'attivista.

Dall'inizio della guerra sono state fermate decine di migliaia di persone in Russia. E le condizioni di chi viene fermato sono molto peggiorate rispetto a prima, anche solo allo scorso anno, dopo l'ondata di arresti alle proteste contro l'arresto di Aleksei Navalny al suo ritorno a Mosca dalla Germania. Per esempio, sono aumentati i casi in cui agli avvocati non viene concesso di incontrare i loro assistiti fermati durante le proteste (235 già quest'anno, contro i 68 del 2021). Ed è diventato sempre più facile essere fermati anche se si protesta in modo pacifico.

"La copertura dei media è l'unico modo (per contrastare l'azione delle forze di sicurezza, ndr) nei Paesi autoritari, come la Russia, perché gli strumenti legali non funzionano", sottolinea Kuznetsova, precisando che ora è di fatto impossibile organizzare manifestazioni autorizzate (è stata appena rifiutata a Mosca l'autorizzazione, per covid, alla manifestazione promossa da Memorial per il ricordo delle vittime delle repressioni politiche che si è svolta ogni anno dal 2006). Se un 'rally' è legale, viene comunque spostata la località rispetto a quanto richiesto, "di 40 chilometri o in un cimitero o in una foresta".

Se la protesta è invece considerata illegale, si rischia, partecipandovi, una multa di fino a 800 dollari, ma anche 30 giorni di carcere. "Nelle proteste vengono fermati molti giornalisti. Ventuno solo alle proteste contro la mobilitazione. E non è un caso. Per lo stesso motivo per cui bloccano le persone con telecamere. Non vogliono che trapelino informazioni".