Ucraina, Draghi alla prova Aula: scossoni M5S non cambiano linea

(Adnkronos) - "Per favore, sosteneteci". Le parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky non cadranno nel vuoto. Ne è convinto il premier Mario Draghi, che a Palazzo Chigi lavora in queste ore al discorso che terrà martedì 21 giugno al Senato in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno. E in cui ribadirà, con fermezza, il sostegno dell'Italia a Kiev, un appoggio convinto senza se e senza ma, tornando a puntellare -ancora una volta- il posizionamento dell'Italia nello scacchiere internazionale e nell'alleanza atlantica. Senza tralasciare alcuni aspetti della visita a Kiev che lo ha visto protagonista giovedì scorso con il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron, uno scatto che testimonia con chiarezza da che parte stia l'Europa.

Mentre Draghi lavora al discorso, pronto a ribadire di aver già incassato il disco verde del Parlamento anche sull'invio di armi a Kiev, gli occhi sono puntati sul terremoto interno al M5S, con il braccio di ferro in corso tra il ministro Luigi Di Maio e il leader del Movimento Giuseppe Conte. Le diplomazie sono al lavoro affinché, dalla seduta di domani, esca l'immagine di una maggioranza compatta, nonostante le fibrillazioni e le divisioni evidenti. Ma a Palazzo Chigi in queste ore si respira un leggero ottimismo, certi che la quadra sulla risoluzione di maggioranza alla fine si troverà. Anche se la diffidenza nei confronti dell'ex presidente del Consiglio non è scemata, e i dubbi su quel che intenda realmente fare il Movimento mai sgombrati dal campo. Unica certezza è che la linea di Draghi non cambierà: nessuna intenzione di farsi "commissariare", rimarca una fonte di governo bollando come "assurdità" le richieste grilline.

Granitica è, al contrario, la fiducia riposta dal presidente del Consiglio nel responsabile della Farnesina, considerato affidabile, e stimato da Draghi anche per la gestione del dossier Ucraina e di quello, altrettanto delicato, della crisi energetica. Nessun dubbio, tra gli esponenti del governo, che se tra Di Maio e il Movimento dovesse finire nel peggiore dei modi Draghi terrebbe comunque il titolare della Farnesina al suo posto, non sollevandolo dall'incarico e sfidando l'ira di Conte. Ma a quel punto, è il ragionamento che rimbalza nel governo, la permanenza del M5S in maggioranza diventerebbe insostenibile, minando la tenuta stessa dell'esecutivo.

Intanto è stato aggiornato a martedì mattina, dopo 6 ore di riunione, il vertice di maggioranza per trovare un accordo sulla risoluzione da votare dopo le comunicazioni in Parlamento di Draghi. Un accordo non sarebbe lontano, ma resta il nodo sulla formulazione per riconoscere la centralità del Parlamento nelle decisioni. E' attesa la risposta del governo, che vorrebbe che non sorgessero equivoci sul riferimento alla normativa vigente.

"Stiamo per chiudere" ha affermato la capogruppo M5S al Senato, Mariolina Castellone, al termine della riunione di maggioranza.

"Nella maggioranza un punto di sintesi è stato trovato, ora aspettiamo la risposta del governo" ha detto la capogruppo di Leu, Loredana De Petris.

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