Ucraina: Draghi a Ue, 'Putin non deve vincere ma tenere aperto dialogo necessità'/Adnkronos

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Bruxelles, 30 mag. (Adnkronos) – (dall'inviata Ileana Sciarra) – Ha sentito Vladimir Putin la settimana scorsa. Perché la crisi alimentare legata al blocco dei porti ucraini – con 25 milioni di tonnellate di cereali e semi di girasole bloccate nei silos- rischia di trasformarsi in una catastrofe umanitaria, in una carestia pronta a piegare i Paesi più poveri del mondo. Mario Draghi, intervenendo al vertice straordinario del Consiglio europeo, spiega cosa ci sia dietro quella telefonata, dopo averne parlato anche in un trilaterale – quasi un'ora di confronto – con il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron prima dell'avvio dei vertice.

"E' essenziale – rimarca Draghi nel suo intervento al Consiglio Ue – che Putin non vinca questa guerra. Allo stesso tempo dobbiamo chiederci se può essere utile parlargli. Sono scettico dell'utilità di queste telefonate, ma ci sono ragioni per farle". La strada del dialogo con il Cremlino va infatti battuta, chiarisce l'ex numero uno della Bce, nonostante tutto. Anche per far comprendere al mondo da che parte è giusto stare. "Queste conversazioni dimostrano che è Putin a non volere la pace – mette in chiaro infatti Draghi -. Il confronto con Putin è necessario per risolvere il problema del grano, della sicurezza alimentare. Il rischio di una catastrofe alimentare è reale: e se non ci sarà una soluzione, dovrà essere chiaro che la colpa è di Putin”.

Per trovare una via d'uscita a una crisi che potrebbe mietere milioni di vittime nel mondo, continua l'impegno di Draghi in prima linea. E le prossime ore potrebbero essere determinanti per individuare la strada da battere per sminare i porti, avviando un'operazione di bonifica in sicurezza, con corridoi navali per il trasporto dei raccolti. “L’Onu può giocare un ruolo importante per risolvere la crisi alimentare, ma abbiamo il dovere di chiederci come possiamo aiutare. Dobbiamo accelerare, se non lo facciamo rischiamo di arrivare tardi”, avverte il premier. Invitando a riflettere su come sia importante, ora, dare un segnale ai Paesi che più arrancano: "È un modo per mostrare ai Paesi più poveri, ad esempio in Africa, che siamo dalla loro parte”.

Sulla pace Draghi è altrettanto netto: "Dev'essere l'Ucraina a decidere che pace vuole. Se l'Ucraina non è d'accordo sui termini, la pace non può essere sostenibile". Si sofferma poi sulla possibilità di concedere a Kiev lo status di Paese candidato all'Ue, un "gesto simbolico importante, un messaggio di sostegno nel mezzo della guerra", dice Draghi toccando un tema che registra molti distinguo in Europa. All'inizio del vertice è lo stesso Volodymyr Zelensky a sollevare la questione del blocco del grano, ricordando che il tempo stringe e che i contraccolpi, con l'ondata migratoria che potrebbe levarsi dai paesi poveri come uno tsunami, potrebbe minacciare la tenuta stessa dell'Europa.

Zelensky, intervenuto in videocollegamento, chiede all'Europa di restare unita e non dividersi sulle sanzioni, ma di approvarle al più presto. Tra il disco verde tra il quinto e il sesto pacchetto la distruzione dell'Ucraina è andata avanti spedita -richiama le coscienze dei 27 il leader di Kiev- mentre il bilancio delle vittime si faceva sempre più drammatico, non risparmiando bambini e giovani vite.

Eppure l'Europa non riesce a procedere unita. A tarda sera qui a Bruxelles di un accordo non c'è ancora traccia. A minare l'intesa è soprattutto l'embargo al petrolio di Mosca. Dopo il braccio di ferro di ieri, stamattina si intravedevano spiragli per una svolta, con l'annuncio degli sherpa delle varie delegazioni di un accordo di massima sul sesto pacchetto di sanzioni. Ma a gelare ogni ottimismo ci ha pensato il premier ungherese Victor Orbàn, che al suo arrivo a Bruxelles ha smentito ogni tipo di compromesso puntando il dito contro la Commissione europea, tacciandola di irresponsabilità.

L'intesa alla quale si lavora prevede un primo stop al petrolio via mare e poi, in seconda battuta, a quello via terra, con un'eccezione per l'oleodotto Druzbha, che rifornisce sì l'Ungheria e la Repubblica Ceca, ma anche Polonia e Germania. Il timore di tanti -sollevato al tavolo da Belgio e Lussemburgo ma anche dalla stessa Italia- in gergo tecnico prende il nome di 'level playing field', ovvero esenzioni che finiscono per avvantaggiare alcuni Paesi facendo pagare il conto a tutti gli altri, rimasti fuori dalle 'eccezioni' che dovranno essere messe nere su bianco.

"Dobbiamo mantenere unità sulle sanzioni. L'Italia è d'accordo sul pacchetto, purché non ci siano squilibri tra gli Stati membri", ha infatti messo in chiaro il presidente del Consiglio. Nel corso della cena che va avanti all'11esimo piano dell'Europa building, riferiscono fonti di primo livello, Ungheria e Repubblica Ceca continuano a tenere in ostaggio il dossier, bloccando di fatto misure di cui si discute ormai da inizio maggio per depotenziare Mosca. A pochi minuti dalle 23 c'è chi assicura che la discussione, o meglio il braccio di ferro, andrà avanti ancora per ore. Ma fonti europei si dicono ottimiste: "La situazione è complessa ma c'è luce in fondo al tunnel".

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