Ucraina, generale Camporini: "La Russia avrà 2 milioni di soldati? Velleitario"

(Adnkronos) - Dal 2014 il numero di soldati russi è più che raddoppiato. Ma a Vladimir Putin non basta: ieri il presidente russo ha annunciato infatti di voler superare la quota di 2 milioni di militari. L’Adnkronos ha chiesto al generale Vincenzo Camporini quali, a suo avviso, siano le intenzioni della Russia rispetto a un numero impressionante, che non sembrerebbe destinato a coprire soltanto le necessità attuali sul terreno ucraino, ma a creare un Paese fondato in futuro sulla sua potenza militare. “Per ora si tratta soltanto di un atto formale – puntualizza l’ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica militare e della Difesa – Non significa che Putin recluterà effettivamente 2 milioni di militari, ma che la legge gli consente di farlo. Se ci riuscirà o meno si vedrà, ma è difficile... La Federazione Russa ha 144 milioni di abitanti, 2,5 volte l’Italia, dove abbiamo 155mila soldati. Fatte le debite proporzioni, riuscire ad avere 2 milioni di combattenti è a dir poco velleitario”.

Quanto allo scopo dell’annuncio, anche di fronte alle difficoltà evidenti per il reclutamento di tanti militari, Camporini pone l’accento sul fatto che “la Russia non brilli per capacità di addestramento e di equipaggiamento. Si tratterà di personale proveniente dalle aree più povere del Paese, così come avviene anche altrove, ma le difficoltà restano, sia che si voglia ricorrere a soldati a contratto e sia che si decida di imporre la leva obbligatoria. In entrambi i casi, il numero a cui Putin sembrerebbe ambire non è raggiungibile, né nell’immediato e né nel medio periodo. Questo il presidente russo lo sa bene e sembra che con questo tipo di annunci la sua vera intenzione sia quella di impressionare: fa politica dell’informazione o propaganda”.

Camporini commenta anche la rivelazione di 'Repubblica' sulla spia russa nella base della Nato a Napoli e sulla presenza massiccia dei servizi segreti di Mosca fra i diplomatici in Italia, dove secondo le stime dell’Aisi, il nostro servizio interno, uno su tre sarebbe in realtà un agente al lavoro in quella che viene chiamata ‘Operazione Roma’. “Bisogna anzitutto fare chiarezza sulla nomenclatura – osserva il generale - In qualsiasi ambasciata i diplomatici devono assumere informazioni sul Paese dove vivono, ma spesso si confondono i due ambiti: un conto è raccogliere informazioni in modo lecito, ad esempio attraverso gli organi di stampa. Altra cosa è corrompere e pagare per ottenere informazioni riservate, come nel caso del capitano di fregata Waltr Biot. Ma questo non lo fa soltanto la Russia. Ci sono poi situazioni come quelle della moderna Mata Hari, la spia russa Adela, infiltrata fra gli ufficiali Nato di Napoli... una storia dai passaggi romanzeschi”.

(di Cristiano Camera)